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Quanti avvenimenti, curiosità,
aneddoti, e storielle si possono raccontare. Di fatti accaduti in quei giorni ce
ne furono tanti. In questa sezione si cerca di raggrupparli in modo che non
vadano persi col passare del tempo. Avvenimenti che di sicuro non troveremo mai
trascritti sulle pagine di un buon libro, ma che rimarranno sempre un racconto
tramandato da generazione in generazione. Qui, si invita il lettore a voler
partecipare. Se conosci
avvenimenti sconosciuti, simpatici o semplicemente curiosi, che hanno avuto come
teatro Salerno, durante il
periodo bellico, non esitare a scrivermi, sarò ben
lieto di pubblicarli
clicca
qui
DON CICCIO O' FERROVIERE:(di
Papa Antonio)
In quei tempi, sulla città di Salerno,
e precisamente sulla linea ferroviaria che da Pontecagnano (SA) procede verso Salerno, un aereo inglese era solito sorvolare la città. Quasi tutti i
Salernitani erano al corrente che, tutti i giorni ed alla medesima ora, la città
era sorvolata da quell'aereo inglese. Egli venne soprannominato "don Ciccio ò
ferroviere" perchè procedeva sempre sulla linea ferroviaria descritta e sempre
alla stessa ora. Si racconta che i Salernitani regolassero gli orologi al suo
passaggio. Ma "don Ciccio" una sera, del mese di giugno, fece tremare i
residenti, infatti al suo passaggio egli sganciò una bomba che distrusse la
linea ferroviaria causando la morte di alcuni civili e il ferimento di altri. La
fantasia della gente spaziava ipotizzando che il pilota fosse un salernitano
venuto a portare i suoi saluti alla città oppure che volesse informare i
cittadini di qualche intervento alleato.
I FUMOGENI:(di
Papa Antonio)
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Unitamente agli alleati
sbarcarono a Salerno "i nir" (uomini di
colore), come li chiamavano i Salernitani. Questi effettuavano i lavori più denigranti o pericolosi,
infatti il Sig. PAPA Antonio così ricorda il loro lavoro:
"All'epoca ero un
ragazzo di circa 15-16 anni, ricordo che li vedevo passare sulle
camionette Americane, le Jeep, diretti verso le zone alte della città.
Erano le prime volte che vedevo degli uomini con la pelle così scura, ne
rimasi colpito. Questi una volta posizionati in punto strategici della
città avevano l'ordine di dare fuoco ai fumogeni, in modo che il loro
fumo andasse a coprire tutta la città rendendola "invisibile" dall'alto.
Questa operazione veniva effettuata tutti i giorni, non si respirava
più, tanto che la popolazione dovette "ingegnarsi" per affrontare questo
problema, infatti, per evitare che il fumo entrasse nelle case ponevamo,
intorno alle finestre o balconi, del cartone o degli stracci. Era
l'unico rimedio per cercare di respirare il meno possibile quel fumo
fastidioso".
I f.lli PAPA oggi. Da sinistra
Mario e Antonio |
LA LIBERA USCITA:(di
De Santis Franco)
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Salerno, città ormai in mano agli
alleati, la sera diventava luogo di svago e di lunghe passeggiate da parte di
questi. Il Sig. DE SANTIS Franco racconta:
"Al quel tempo ero piccolo , ma
ricordo molto bene quello che succedeva. I militari volevano divertirsi o
semplicemente visitare la città, allora orde di ragazzini prendevano per mano i
militari e li conducevano nel centro storico, magari con la promessa di un
facile incontro amoroso. Come tutti sanno a quei tempi da mangiare c'era ben
poco e succedeva che appena i militari si inoltravano nel budello di stradine la
gente arraffava tutto ciò che aveva valore, spogliando letteralmente i militari,
ed in molti casi questi facevano rientro ai loro comandi solo con in dosso le
mutande. Successivamente a questi episodi il comando alleato adoperò una sorte
di confine, che i militari dovevano rispettare, con scritte sui muri adiacenti
il centro storico frasi del tipo "OUT OF BOUNDS".

Le scritte oggi si
possono notare in via S.Michele angolo vicolo S.Giovanni (centro
storico) |
L'ABBIGLIAMENTO:(di
Papa Mario)
Prima dello sbarco i Salernitani
vestivano con prodotti autarchici, per questo motivo quasi tutte le persone
effettuavano degli arrangiamenti sui propri abiti. I sarti incominciarono ad
affrontare una grossa mole di lavoro, infatti gli arrangiamenti consistevano nel
riadattare abiti dismessi, risvoltando vecchi vestiti. Da questo nacque una
nuova moda, cioè quella di portare il taschino della giacca a destra invece che
a sinistra. Ma le cose cambiarono con l'arrivo degli americani. Tra i vari furti che la popolazione
perpetrava, a scapito degli alleati, vi era quello delle coperte di lana. Il materiale
di cui erano fatte era molto spesso e tenevano caldi chi le usava. Si
cominciarono a confezionare cappotti e giacche con questo tipo di materiale e quando la Military Police (MP) notava un cappotto confezionato con quel materiale lo
stesso veniva requisito.
LA FAME ERA TANTA:(di
De Santis Franco)
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Gli alleati insediatisi nella città,
dormivano all'interno del convitto nazionale, e sul piazzale antistante
bivaccavano, protetti in parte dai loro camion posizionati a mo di
cerchio.La popolazione era allo stremo e
aveva notato che i militari avevano abbondanti razioni di cibo, scatole di
carne, salsicce e pane bianco. Questi camion erano pieni zeppi di cibo, il quale
in parte serviva al loro fabbisogno ed in parte lo donavano alla popolazione. Al Sig.
DE SANTIS Franco, (noto fotografo del centro storico - foto a lato) all'epoca dei fatti, era un ragazzino, e gli venne
proposto di aiutare "i grandi" nel perpetrare il furto di quelle cibarie,
distraendo i militari, dando fuoco ad alcune taniche di benzina che erano poco
distanti. Il De Santis accettò e all'ora stabilita avvicinò la fiamma alla
bocchetta della tanica, ma ahimè, questa fece una gran fiammata colpendo in
pieno il giovane Franco. Lo stesso rimase ustionato ad un braccio. I militari,
notata la scena, accorsero in suo aiuto cercando di estinguere le fiamme che lo
avevano avvolto. Il piano era riuscito ma, al piccolo Franco, non toccò niente
del ricco bottino. Un militare americano prese in braccio Franco e lo portò fino
a casa. Egli prese così a cuore la salute del ragazzino che tutti i giorni gli
andava a fare visita per accertasi delle sue condizioni di salute. Ogni giorno
era una vera festa, in casa De Santis, non si era mai visto così tanto cibo e
grazie ad un unguento che lo stesso militare somministrava al ragazzino, le
ferite si rimarginarono in poco tempo.Il Sig. De Santis ancora oggi gli
rimane eternamente grato, ma non gli riesce di ricordare il nome di quel
militare che gli salvò la vita.
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IL PUGILATO:(di
De Santis Franco)
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Uno degli svaghi preferiti dagli
alleati era la boxe. Nei giardini della villa comunale,
e
precisamente accanto alla fontana che si trova di fronte la scuola barra
(vedi foto a lato), venne allestito un ring. Il sabato sera era possibile assistere a svariati incontri. Vi fù un uomo che
conseguì diverse vittorie, un certo ACCARDO o ACCARDI (cognome), oggi
purtroppo scomparso. Egli era
un ragazzone alto e robusto, un armadio, come lo definivano gli amici. Accardo
riuscì a collezionare una serie di vittorie sempre per K.O., e ad ogni incontro
invitava a salire sul ring il prossimo sfidante con un "avanti un'altro".
Al termine delle gare, se il pubblico non si allontanava subito, gli
Americani provvedevano a disperdere la gente con i gas lacrimogeni.
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I RASTRELLAMENTI:
(di Papa Mario)
All'epoca dei fatti i fratelli Papa lavoravano come barbieri e, per racimolare
qualche cosa da mangiare, andavano negli accampamenti Tedeschi facendo barba e
capelli ai militari. Questi venivano fatti accomodare sui seggiolini dei cannoni
antiaerei. Finito il loro lavoro i Papa venivano ricompensati con del pane nero,
sigarette o scatole di carne. I Papa ricordano, inoltre, che i tedeschi, da
alleati, si erano sempre comportati in maniera eccellente cercando di evitare
qualsiasi screzio con la popolazione del posto. Ma dopo l'armistizio le cose
cambiarono di male in peggio. Incominciarono i rastrellamenti, diversi uomini
vennero catturati per essere, successivamente, tradotti ai campi di prigionia. I
Papa si salvarono con un semplice stratagemma, attuato successivamente da molti
altri. Ponevano, tra i muri di cinta dei terreni, delle scale di legno in modo
da poterli scavalcare velocemente sfuggendo così alla cattura.
SHERMAN DD M4A1 (Duplex
Drive):
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Si dice che il Gen. Dwight Eisenhower,
alcuni mesi dopo lo sbarco, decise di compiere un' esercitazione nel golfo di Salerno.
Fece sbarcare lo SHERMAN DD M4A1 (foto a lato). Questo tipo di carro armato era considerato un'arma
segreta da schierare, successivamente, in occasione allo sbarco in Normandia.
Purtroppo mentre veniva messo in acqua una sporgenza della nave ne lacerò
il gommone, non permettendogli così di galleggiare finendo in fondo al mare. Lo Sherman DD infatti poteva essere utilizzato sia come un normale carro terrestre
sia come carro anfibio. Lo stesso era dotato di una sorta di gommone che,
estendendosi, ne aumentava il volume ed, in base alla legge di archimede, si
assicurava una spinta sufficiente di galleggiamento. Il carro, inoltre, era
dotato di due eliche che gli permettevano di muoversi in acqua e le eventuali
infiltrazioni erano eliminate da una pompa ad esaurimento.Oggi lo SHERMAN DD (recuperato nel
golfo di Salerno) si può ammirare
presso il più grande museo di mezzi bellici chiamato "Piana delle Orme",
situato a Borgo Faiti in provincia di Latina.
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"MAMMA LUCIA" e "PASSARELLA":
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Negli anni successivi alla
guerra una figura comparve sul territorio Salernitano: Lucia APICELLA,
all'anagrafe Maria Lucia PISAPIA, nata a Cava de' Tirreni (SA) il
18.11.1887 e deceduta il 23.07.1982 alla veneranda età di 95 anni.
Lucia Apicella dedicò la sua
vita a raccogliere e seppellire dignitosamente i soldati caduti. Lucia
diventò per tutti Mamma Lucia per via del suo intercalare "bell'i mamma"
(bello di mamma) e perchè usava chiamare "figl'i mamma" (figlio di
mamma) ogni soldato dissotterrato e ricomposto nelle sue mani. Mamma
Lucia recuperò più di 800 salme. Tutto cominciò dopo aver visto alcuni
ragazzini giocare con un teschio, ella sognò "otto giovani belli
soldati" che, con le mani sporche di sangue, le chiedevano di essere
restituiti alle loro madri. Allora Mamma Lucia rispose " non so di
dove siete" e loro "siamo di tutte le nazioni".
Inoltre, bisogna ricordare che
mamma Lucia è stata aiutata dalla PASSARELLA (Carmela
MATONTI PASSARO) nata a Cava de' Tirreni (SA) nel 1899 e deceduta in
data 25.08.1990 all'età di 91 anni.
Mamma Lucia e Passarella hanno
ricevuto, per il loro lavoro svolto, moltissime onoreficenze.
Il busto di mamma Lucia si
trova nella galleria dei personaggi illustri di Cava de' Tirreni (SA), della
casa Comunale.
Lucia Apicella (a destra) e Carmela
Passaro (Mamma Lucia l'epopea di una madre di Raffaele Senatore) |
IL MIRACOLO DELL'ANNUNZIATA:
Durante queqli anni la città era sotto
il fuoco continuo degli eserciti. Un giorno, esattamente il 20 Settembre del '43
un proiettile d'artiglieria sfondò il finestrone della navata posto sul lato
sinistro della chiesa della SS. Annunziata e, miracolosamente senza esplodere,
andò a conficcarsi ai piedi della statua in terracotta della Madonna delle
Grazie.
"MAZZO" DELLA SIGNORA:
A Salerno esiste una località
denominata Colle Bellara, detto colle venne soprannominato
"MAZZO DELLA SIGNORA" (il termine "mazzo" indica il fondoschiena). I salernitani
ne mitigarono la crudezza del nome traducendolo in "masso della signora", ma
hanno torto. Dovete sapere che i vecchi contadini di Giovi lo hanno sempre
chiamato "mazzo" intravedendo nei due emisferi della collina le morbide curve di
una signora distesa. Tutt'oggi questo colle viene chiamato dai Salernitani
"Masso della Signora".
SALERNO SENZA METALLO:
Un giorno apparvero all'improvviso
diversi camion che, per conto del Comune, dovevano smantellare tutto il metallo
che la città poteva offrire alla patria. Incominciarono a sparire i monumenti,
le inferriate, i cancelli e recinti. Tutte le opere in bronzo ed anche i sedili
in ferro. Tutto doveva essere fuso e trasformato in cannoni. Non si risparmiò
niente, scomparvero tutti gli ornamenti della villa comunale, il palco ed i
leggìi della banda musicale, addirittura la "Vittoria Alata" di piazza della
ferrovia e le sbarre della gabbia degli imputati nell'aula della Corte di
Assise.
SALERNO CAPITALE:
Nei mesi successivi,
dal 10 Febbraio al 15 Luglio 1944 Salerno fu Capitale
d'Italia. All'inizio del 1944 l'Italia da Monte Cassino in
su era ancora occupata dai tedeschi e in questo contesto la
città di Salerno fu scelta per ospitare i primi governi del
dopoguerra. Questi esecutivi di unità nazionale avvennero in
seguito alla cosiddetta "Svolta di Salerno" con cui i comunisti,
guidati da Togliatti misero da parte le loro avversità nei
confronti della monarchia per costituire - insieme alle altre
forze politiche - un governo di liberazione nazionale, che si
concretizzò principalmente col Governo Bonomi II.
L'11 Febbraio 1944 si
trasferì a Salerno il governo di Pietro Badoglio (Governo
Badoglio I), a cui parteciparono due ministri salernitani
(Giovanni Cuomo all'educazione nazionale e Raffaele Guariglia
agli esteri). Il 27 Aprile 1944 si riunì il primo Consiglio dei
Ministri del governo di unità nazionale dopo la caduta di Benito
Mussolini e del Fascismo, primo passo verso la restaurazione
della democrazia in Italia
Il ministro Cuomo,
durante il Governo Badoglio II, ottenne la creazione del
"Magistero" di Salerno con sede a Palazzo Pinto nell'antica "Via
dei Mercanti". In questa forma si concretizzò la rinascita degli
studi universitari a Salerno, dopo che - sciolta la Scuola
Medica Salernitana nel periodo napoleonico - anche l'ultimo
scampolo di università salernitana era stato abolito dal
ministro Francesco De Sanctis subito dopo l'Unità d'Italia.
Ivanoe Bonomi (Governo
Bonomi II), divenuto Presidente del consiglio il 18 giugno 1944,
sostituì Pietro Badoglio e realizzò con Togliatti la Svolta di
Salerno. Il 4 agosto 1944 Roma fu liberata dai Tedeschi ed il
governo continuò a riunirsi a Salerno fino a metà agosto 1944,
quando si trasferì a Roma. In questi cinque mesi di Salerno
capitale, il Re Vittorio Emanuele III alloggiò a Villa
Guariglia , una villa gentilizia a Raito , frazione di Vietri
sul mare, e partecipò alla vita politica salernitana. Alfonso
Menna, che fu sindaco di Salerno negli anni cinquanta, era
solito dire che l'idea di costruire il lungomare di Salerno era
venuta anche dal Re d'Italia.
LE SIGARETTE:(di
Papa Mario)
Le sigarette erano un'ottima merce di
scambio tra la popolazione e gli eserciti appena sbarcati. Le migliori sigarette
erano quelle che avevano gli alleati. Infatti anche i tedeschi, quando
allargavano il loro fronte durante le ore notturne ed incontravano dei
civili, chiedevano loro di farsi dare dagli alleati, le loro sigarette. Tra le varie marche vi erano le "Lucke
Strike" e le "Buckingam", queste ultime erano state create apposta
per l'esercito Inglese, infatti, non si sa come, ma esse riuscivano a
rimanere accese anche se immerse in acqua. Poi vi
erano le "Camel", le "Suit Corporal", le "Chesterfield", le
"Navy Cut", le "Releigh" e le più piccole sigarette inglesi, le
"Woolbeen".
L' OSPEDALE MILITARE ALLEATO:(di Ferraiolo Marco)
www.libro-salerno.com
"L' On. Carmine De Martino, industriale
e personaggio politico molto in vista nella Salerno degli anni a cavallo della
guerra ,era uno zio di mio padre e proprietario di numerosi agglomerati
industriali che furono, per un motivo o per un altro requisiti e usati dagli
alleati per vari scopi. Mio padre, negli anni successivi alla guerra rilevò
dallo zio lo stabilimento tabacchicolo, che si trova al borgo Carillia di
Altavilla Silentina (Persano -SA-). Questo stabilimento, vista la sua grandezza
(oltre 13.000 mq. coperti e 50.000 scoperti) durante le manovre dello sbarco fu
requisito dagli alleati il quale vi allestirono un grande ospedale militare."
LA MITRAGLIERA TEDESCA:(di
Ferraiolo Marco)
Nei giorni successivi
allo sbarco gli alleati erano entrati a Salerno ma per vari giorni non
riuscirono ad avanzare in direzione nord risalendo la valle dell' Irno per la
"strenua resistenza" delle truppe tedesche ivi appostate. Esse erano appostate
nella strettoia della valle all' altezza di Cologna (SA) nelle due cave di
pietra, (che si trovano su entrambi i versanti dell'autostrada SA-AV).
L'artiglieria tedesca continuava senza sosta a sparare verso la strada che
saliva da Salerno e gli alleati per non correre il rischio di subire inutili
perdite temporeggiavano. Alla fine si venne a scoprire che in effetti le
numerose postazioni tedesche erano formate da una sola mitragliera, i tedeschi
sparavano incessantemente da una cava, poi sospendevano e spostavano la
mitragliera nell' altra ricominciando così a sparare..., così facendo, facevano
credere che le postazioni attive erano molte, mentre gli alleati erano bloccati
da questo espediente i tedeschi, in ritirata, ebbero più giorni a disposizione
per organizzare, una migliore difesa, a Montecassino. Poi un giorno
improvvisamente la mitragliera smise di fare fuoco. Nella notte i pochi soldati
tedeschi rimasti raggiunsero il grosso delle truppe a Cassino lasciando nella
cava di pietra la mitragliera che oramai non serviva più. I militari alleati
raggiunsero così le vecchie postazioni abbandonate dall'esercito d'oltralpe in
fuga, riuscendo così a scoprire il loro stratagemma.
IL SENTIERO DEGLI HAMPSHIRE:(del
Dott. Marotta Pietro)
|
La
lapide intitolata "IL SENTIERO DEGLI HAMPSHIRE" si ricollega ad
un preciso episodio accaduto nel corso delle operazioni riguardanti lo
sbarco a Salerno e che vide come protagonista la compagnia "B" del 5°
Battaglione Inglese Hampshire. Questa Compagnia doveva avanzare lungo
uno stretto sentiero, che dal centro del Comune di Pontecagnano conduce
in località Magazzeno. Mentre procedeva fu sorpresa da un contrattacco
tedesco sostenuto da carri armati. La compagnia "B", senza armi
anticarro, tentò di opporre resistenza, ma venne letteralmente spazzata
via dai carri armati nemici che avanzavano spietatamente e schiacciavano
sotto i loro cingoli vivi e morti. Questo sentiero verrà perciò
ricordato e conosciuto come il sentiero degli Hampshire. |
LA
CONTRAEREA A TORRIONE:(di De
Chiara Michele)
La mia famiglia materna (Giordano),
residente a Salerno da sempre, all’epoca della guerra possedeva due palazzine a
Torrione, in via Matteo Farro, alle spalle della attuale Farmacia “Grimaldi”,
le palazzine vennero abbattute nel 1989. Allora, Torrione era una periferia,
c’erano pochissime case e l’accesso alla predetta strada era delimitato da un
enorme cancello. Tale cancello, un giorno, venne requisito per scopi bellici per
riciclarne il ferro di cui era fatto.Anche la mia famiglia, qualche tempo prima
dello sbarco, fu costretta a “sfollare” a Sava di Baronissi, in quanto i
bombardamenti su Salerno erano sempre più frequenti. Le due palazzine vennero
requisite dal Regio Esercito, ed una compagnia di artiglieria, comandata da un
ufficiale nativo di Capri, ne occupò gli appartamenti. Mentre sul terrazzo
vennero istallate due mitragliatrici antiaeree, del tipo “Saint Etienne”,
preda bellica della prima guerra mondiale. Ogni volta che le sirene di allarme
suonavano, i soldati correvano sul terrazzo pronti a sparare.Non fu mai colpito
nessun aereo, tranne che, per sbaglio, un ricognitore italiano.L’aviazione
alleata, che veniva a bombardare Salerno, individuò le postazioni, e vi si
accanì contro, lanciando diverse bombe le quali distrussero una villetta appena
accanto alle palazzine della mia famiglia, mentre un altra bomba scoppiò proprio
davanti ad una di esse, causando gravi danni, e lasciando sul suolo un ampio
cratere.In quel periodo
tre fratelli di mia madre, tutti e tre Ufficiali, furono chiamati alle armi, uno
sul fronte Russo un’altro in Africa, che miracolosamente fecero ritorno a casa,
ed un altro che, purtroppo, perì in mare. La nave su cui viaggiava quest’ultimo,
la M/N “Victoria” se pur scortata, partì dal porto di Taranto per
Tunisi, ed in mare aperto venne silurata ed affondata dalla marina britannica,
mio zio, fu visto gettarsi in mare insieme ad altri tantissimi naufraghi, in
cerca di salvezza, egli esperto nuotatore, scomparve tra i flutti del mare
insieme a tante altre giovani vite.
LUNEDI' 21 GIUGNO 1943 ore 13,00:
(di De Chiara Michele)
|

In questo giorno la città di Salerno
fu sottoposta ad uno dei più pesanti bombardamenti effettuati
dall'aviazione alleata, azione che si ripetè anche nella notte tra il 21
e il 22 giugno dello stesso anno. Fino a quella data, Salerno era stata
risparmiata dall'aviazione nemica, in quanto l’obiettivo primario era
la città di Napoli. Salerno era stata solo "colpita di striscio”, dalle
squadriglie dirette sul capoluogo partenopeo.La città subì gravi danni.
La Caserma Cascino (oggi Gen.D' Avossa) la Caserma Umberto I°,
(foto a lato), il Pastificio "Scaramella" (adiacente la stessa
caserma), e l'Albergo Montestella, sede del comando germanico.
Dovete sapere che al cimitero di Salerno, ed esattamente al sacrario
militare, ci sono due scalinate, che conducono ad un livello superiore,
sulla sommita', sia sul lato destro che sul sinistro, ci sono dei loculi
di soldati italiani, di cui molti ignoti, che caddero tutti nella stessa
data, 21/6/1943. Sono alcuni dei soldati che perirono durante quel
bombardamento. Molte furono le vittime anche tra i civili. I
Bombardamenti purtroppo proseguirono anche nei giorni successivi, molte
bombe caddero anche su Coperchia, Cappelle. gravi danni alle Cotoniere
di Fratte, alle Officine Soriente, alla centrale del latte a
Torrione. Anche la ferrovia venne gravemente danneggiata.La città, da
molte settimane ormai, subiva quotidianamente continue incursioni aeree,
ed era ormai ridotta a un cumulo di rovine. Anche l'8 Settembre (il
giorno dell'armistizio e il giorno precedente allo sbarco alleato) fu
colpita dall'ennesimo bombardamento. La gente che non aveva potuto
allontanarsi dalla città, bivaccava nelle gallerie, nelle cantine
affamata e senza speranza. Alle ore 19,45 dell' 8 Settembre, il
Maresciallo Badoglio annunciò all'intera popolazione Italiana
l'armistizio, tutti gioirono. Si pensava che finalmente la guerra fosse
finita, i salernitani uscirono dai loro rifugi, pieni di speranza, ma la
gioia lasciò ben presto spazio alla paura, infatti all'orizzonte
comparvero centinaia e centinaia di navi da guerra, ed i salernitani
tornarono a nascondersi.. |
Don FELICE VENTURA:
(di MdL Nappo Giuseppe)

Nel giorni dei
combattimenti si ebbe lo sfollamento della popolazione
Salernitana verso l'entroterra cittadino e molti, non
sapendo dove andare o non potendo assentarsi per lungo tempo dai
loro impegni, lasciavano le loro case ogni pomeriggio per
rifugiarsi tra le colline di Giovi e nei paesi adiacenti ad
esse. Terminati gli scontri ritornavano, alle loro case, il
giorno successivo sperando di trovarle ancora intatte.
Naturalmente questo sfollamento "pendolare" non era sopportabile
da anziani e malati.
Nei giorni dello sbarco a
Salerno non era presente alcuna autorità
costituita, statale, fascista, militare che sia. Solo i preti non
si allontanarono dalle loro comunità rispettando la disposizione
dell'Arcivescovo Nicola Monterisi. Don Felice Ventura fu un
martire in divisa (da prete) e di obbedienza alle disposizioni, non
si allontanò neppure presso i suoi familiari nella vicina Ogliara
(poteva fare lo sfollato pendolare come tante persone facevano, ma
non volle). La stessa sera della morte, invitato a rifugiarsi
insieme agli altri in un ricovero di fortuna nei pressi della
chiesa, rispose "Se qualche parrocchiano stanotte ha bisogno del
prete come fa a trovarmi?". Purtroppo con lui rimasero anche due
giovani parrocchiani, Matteo Rufolo e Michele Greco, (Foto a
lato) che, per non lasciarlo solo, perirono assieme a lui.
I fedeli impiegarono 3 giorni,
sotto l'infuriare della battaglia, per estrarre i loro corpi dalle
macerie. Essi vennero sepolti provvisoriamente nel giardino della
stessa chiesa (oggi via Achille Napoli) e solo a fine conflitto
furono tumulati nei cimiteri.
Nel dopoguerra fu ferma la
volontà dei pastanesi, fino a riuscirci con sacrifici economici e
sudore, di ricostruire la chiesa nel vecchio sito, in contrasto con
idee diverse che volevano un suo spostamento lungo la strada
statale, prefigurando il futuro svilluppo ad est della città.
Foto in alto da sx Rufolo M.,
Don Felice V.e Greco M.
"Don Felice Ventura" di Riccardo
Rampolla
|
MONTGOMERY ED IL VINO BUONO:(di
Gambardella Andrea)

Lo scenario è quello della Piana di Paestum (SA),
poco dopo lo sbarco. In quei giorni, pare, che un Generale inglese
avesse mandato a chiedere, per tramite di alcuni suoi fidati
collaboratori, chi fra i contadini della zona fosse il più bravo a
produrre vino. In breve tempo gli
Ufficiali, preposti a tale compito, comunicarono al Comando Generale Britannico, il nome di
un certo Domenico Simone, detto "Minico O Tran", perchè di Atrani
(SA). Egli faceva il guardiano dei campi. Questi fu raggiunto da alcuni militari che gli intimarono di far recapitare
alcune bottiglie al loro Generale, di tutta risposta "Minico" così replicò: "ricitencell
a ò ggeneral che si veramente ò vvò, allora adda venì accà!!!" (dite al
generale che se vuole davvero berlo deve venire qui!!) Il giorno seguente si
sentì bussare alla porta della casa di "Minico", e quando egli andò ad aprire la porta
riconobbe in controluce la sagoma di un uomo di bassa statura. Solo in un
secondo momento realizzò che quella sagoma apparteneva al Generale
Bernard Law Montgomery (foto a lato) in persona. Minico lo fece accomodare in casa e gli
offrì da bere. Cosa si dissero non lo sapremo mai, il loro dialogo si è perso
sul fondo di quegli ottimi fiaschi di vino. |
SALERNO=INFERNO:
A Salerno i Militari che vi sbarcarono
dovettero affrontare una dura resistenza da parte dell'esercito d'oltralpe. Per
questa operazione furono impiegati 100.000 soldati Inglesi e 70.000 Americani.
Molti di questi, purtroppo, non fecero mai rientro a casa se non dentro una
cassa di legno. Gli alleati che riuscirono a portare a casa la pelle
paragonarono lo sbarco di Salerno come una seconda Dunkerque (Francia). Ed è qui
che gli alleati coniarono la frase "Dio creò l'Inferno e lo chiamò
Salerno!!!"
BOMBE SU SALERNO:
(di Giordano Gennaro)
Numerose volte l'aviazione nemica ha
concentrato, su Salerno, la sua attenzione, di giorno e di notte. Macerie, morte
ovunque. All'epoca avevo 18 mesi e risiedevo con mia madre al Torrione in una
delle palazzine costruite da mio nonno, Gennaro Giordano. Mio padre, Tenente
Autiere, era rientrato da poco dalla spedizione in Russia con l'A.R.M.I.R.
(Armata Italiana In Russia) ed era dislocato, col suo reparto, in provincia di
Brescia. Con la seguente lettera del 24 Giugno 1943, mia madre lo mette a
conoscenza dei tristi avvenimenti del 21Giugno.
Al
Tenente Carlo Giordano
228°
Autoreparto Misto
Coccaglio
(Brescia)
Sava di Baronissi, 24 giugno 1943
Carissimo Carlo
Certamente avrai già saputo dai bollettini radio che la
nostra città di Salerno è stata bombardata lunedì alle ore 13, e nella
notte una seconda volta. Meno male che noi, domenica sera, illuminati
dalla Madonna di Pompei, ci siamo trasferiti a Sava, frazione di
Baronissi.
Tuo padre, lunedì mattina, era ritornato a Salerno, col
carrozzino trainato dal cavallo, per risolvere alcune pratiche. Durante
il bombardamento si trovava a percorrere, a piedi (dato l’allarme), il
tratto di strada che dalla Stazione ferroviaria (Piazza Ferrovia)
conduce al Torrione. E’ vivo per miracolo. Proprio lungo quel tratto di
strada sono cadute diverse bombe. E’ stata davvero terribile. Si è
trovato, tutto ad un tratto, scaraventato per terra dallo spostamento
d’aria delle esplosioni, coperto di terra, pietre, polvere e fumo. E’
riuscito ad alzarsi con grande sforzo. Ha visto che una bomba era caduta
al centro della strada ed un’altra sulla casa di Pietro della “Calcedonia”,
distruggendola. Questo crollo ha travolto, uccidendole, diverse persone,
tra cui alcuni militari. Tuo padre, illeso, si è trovato con diverse
decine di morti intorno.
Non ti so dire la paura e il preoccupante pensiero nostro
quando la sera non lo vedevamo ritornare a casa. Avevamo sentito le
esplosioni dei bombardamenti. Solo sul tardi lo abbiamo visto rientrare
con Enrichetta, Giovanni e Vittorio, che anche loro erano alle case del
Torrione. Erano tutti e quattro più morti che vivi.
Le nostre case sono ancora in piedi, però in alcune parti
lesionate. Tutti i vetri sono rotti, i portoni sradicati, le serrature
delle porte di ingresso rotte e le porte aperte. La villa di don Pio
d’Arcangelo, a sei metri dalla nostra casa, è tutta un cumulo di
macerie. Vi sono cadute sopra ben quattro bombe. Due casermette della
Caserma Cascino sono state colpite e rase al suolo, la Caserma Umberto I
è stata anch’essa colpita, il pastificio di Scaramella incendiato e
tante e tante case distrutte. Anche la casa di Piccina, a Piazza Malta,
è stata in parte colpita. Per prendere un poco di biancheria devono
salire dai balconi, perché le scale sono crollate.
Stai senza pensieri perché stiamo tutti bene.
Sto cercando di affittare un carretto grande o un
autocarro per trasportare i nostri mobili qui a Sava. Speriamo di fare
ancora in tempo. I prezzi sono alti: circa tremila lire. Della mia
famiglia a Vietri non ho notizie. So solo che due bombe sono cadute
anche a Raito.
Ieri, con tuo padre e Vittorio, siamo andati, di nuovo, a
Salerno, alle nostre case. Mentre prendevo i cappotti ed altri vestiti è
suonato il preallarme. Con una tremarella addosso, ho caricato
velocemente la carrozzina di Gennaro, per prima cosa, con il quadro
della Madonna che stava sulla parete dietro la testata del letto e poi
con tanta altra roba. Spingendola con energia sono corsa via verso
Fratte, mentre tuo padre e Vittorio si attardavano per finire di
caricare un carretto con tutto ciò che poteva servirci a Sava.
Sono arrivata a Fratte con il viso stravolto per la corsa
effettuata, e solo qui ho cominciato a respirare con un poco più di
calma, nell’attesa che gli altri mi raggiungessero.
Per superare la piccola salita dopo Fratte, ho legato con
una corda la carrozzina al carretto e mentre dal davanti tuo padre
esortava il cavallo ad aumentare gli sforzi, noi, Vittorio ed io,
spingevamo il carretto dal di dietro. Il cavallo non ce la faceva per il
troppo carico. Lentamente, con tanti sforzi, siamo giunti a Baronissi.
Per la strada vi era una carovana di persone che
trasportavano masserizie con ogni mezzo di fortuna. Anche con la sola
forza delle braccia. Per avere un’idea della folla, paragonala con
quella della processione di S. Matteo.
Noi stiamo tutti bene, ma si vocifera che dovrà avvenire
qualcosa di brutto. Sarebbe stato meglio se fossi partita con te per
Coccaglio, perché anche qua non si è più sicuri. Speriamo ed auguriamoci
di vederci ancora. Baci dal piccolo.
Tanti cari bacioni Maria
Di seguito viene proposta
la lettera in originale: (per gentile concessione del Sig. Giordano Gennaro)

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ANCORA BOMBE SU SALERNO:
(di Giordano Gennaro)
Dopo il bombardamento nemico, su
Salerno, del 21 Giugno del 1943, mio padre Carlo Giordano, Tenente
Autiere, di stanza col suo autoreparto in provincia di Brescia, ritenendo il
Nord Italia più sicuro da parte di attacchi nemici, ha insistito tanto per
raggiungerlo, che sia mia madre ed io, lo abbiamo accontentato pur lasciando a
malincuore i nostri familiari "accampati" a Sava di Baronissi (SA). Nutrita è
stata la corrispondenza, quando arrivava, che ci ha legato alla nostra famiglia
ed alla nostra terra. Apprendendo così degli ulteriori nuovi bombardamenti su
Salerno e dintorni.
Sava di Baronissi, 22 luglio 1943
Carissimi Carlo, Maria e il piccolo Gennarino
Sino ad ora noi qui stiamo bene. Sicuramente voi state meglio di noi,
perché almeno dovete avere la tranquillità di non sentire continuamente
l’allarme ed il passaggio continuo di stormi di aerei nemici, che ci
hanno tanto impressionato, dopo quelle distruzioni nella nostra città e
dintorni.
Dalle Cotoniere di Fratte fino al Torrione sono cadute moltissime bombe,
distruggendo case, fabbriche ed uccidendo militari e civili.
Al Torrione, poi, la situazione è molto grave. Diverse case e palazzi
sono stati abbattuti. I nostri, nonostante la semina di bombe nei
dintorni, sino ad oggi sono ancora in piedi, ma fortemente danneggiati.
In questo momento stiamo ascoltando un forte attacco su
Salerno con numerose esplosioni. Preghiamo il Signore che ce la
“mandi buona” e ci liberi da maggiori disastri.
Terribile è stata la visione di distruzione di case, fabbriche e
ferrovia che ho avuto ieri mattina a Salerno dopo un attacco aereo
….
Tuo papà
Gennaro Giordano
Sava di Baronissi, 1 Agosto 1943
Carissimi Carlo, Maria e Gennarino
Stiamo fino ad oggi tutti bene. La tua casa è ancora, fortunatamente,
nelle stesse condizioni di quando l’ ha lasciata Maria alla sua partenza
per Coccaglio. Tutt’intorno sono cadute infinite bombe, ma essa non è
stata piu’ colpita.
Andare a Salerno città fa paura per gli allarmi aerei che risuonano
continuamente e per le numerose ondate di aerei che sorvolano la città.
Noi andiamo spesso al Torrione, ma verso le 10 (ora degli allarmi e
delle incursioni) tutti spariscono. Sembra una zona abbandonata.
Il Palazzo del Fascio, la sede del IV Gruppo, è metà crollato. La
Centrale del latte, la casa Consiglio – Ferrara e dintorni sono rase al
suolo. Delle officine Soriente e dei capannoni d’Aloia è rimasto in
piedi solo lo scheletro.
Gli Uffici non funzionano e la corrispondenza non arriva.
Baci a Gennarino, saluti carissimi a te e a Maria
Tuo papà Gennaro Giordano
Sava di Baronissi. 11 agosto 1943, ore 22
Carissimi Carlo, Maria e il piccolo
Gennarino
Qui a Sava stiamo in salute tutti bene, disagio per la mancanza delle
comodità usuali del Torrione, quindi ognuno di noi fa la sua parte di
straordinario e di strapazzo.
Vado quasi sempre al Torrione, con un “due ruote” che ho avuto occasione
di comprare qui e adattando il solito nostro vecchio cavallo. Ritorno
sempre carico di qualche cosa di utilità o di maggiore valore.
Ho fatto anche portare tutti i sacchi di tela vuoti (sono circa 2000) e
qualche poco di merce di valore, ma non di pronta vendita. Al Torrione
vi è ancora merce e mobili di casa, ma qui non ho dove depositarli,
perché non sono riuscito a trovare un locale qualunque tra Baronissi e
Sava.
Al Torrione, francamente, fa paura stare. Camminando dal posto dove
erano i “caprai” a Calcedonia e sino alle nuove Caserme “Cascino” è
tutto un disastro. Non vi sono ricoveri e spesso gli all’armi aerei
risuonano dalle 10 di mattina in poi.
Bisogna stare molto in guardia.
Il “Mazzo della Signora”, è sconvolto; bruciato tutto sino alla casa
Farina dove abita Domenico Barletta, casa che per metà è caduta.
Le nostre case, per quanto molto danneggiate anche per il secondo
attacco aereo del 22 luglio, sono ancora in piedi. Tutto il gruppo
fabbricati Farina è ancora intatto ad eccezione del palazzo nuovo dove
era il IV Gruppo Rionale in parte è caduto. Dove abitava zio Raffaele
Postiglione, le case Consiglio – Ferrara e molte altre nei dintorni sono
abbattute, compreso parte della Centrale del latte.
Immagina tu il resto !
Ho fatto accomodare, dopo il primo bombardamento, i tetti delle nostre
palazzine, ma è stato una cosa inutile: ho perso tempo e soldi. Ora
sono di nuovo sconvolti dalle numerose bombe cadute nelle vicinanze.
Per ora a Vietri nulla di nuovo ! Non so come sia nata tanta paura.
Sxperiamo tutti il piccolo Gennarino sempre benone e crescente.
Peppino ora è vicino a Caserta con la moglie.
La mamma invia saluti affettuosi, abbracci e baci e così tutti di
famiglia. Da parte mia baci a Gennarino ed a voi affettuosamente,
aspettando sempre vostre notizie,
papà Gennaro Giordano
E dopo i danni ingenti
dei bombardamenti, la "beffa" della requisizione di un appartamento da
parte del Town Mayor inglese.

BOMBARDIERI ABBATTUTI: (di Giordano Gennaro)
Qualche giorno fa leggevo della vecchia corrispondenza
inviata a mio zio Giuseppe quando, rientrato dall’Africa Settentrionale per
grave lutto di famiglia per la scomparsa in mare del fratello Giulio, era
stato destinato all’Autosezione di Manovra di Salerno, trasferita in
quel periodo nei pressi di Caserta. Qui era stato raggiunto dalla moglie ed
erano i familiari di lei che scrivevano da Faiano per metterli al corrente
di quanto stava loro succedendo nell’agosto del 1943.
Tenente Giuseppe Giordano
Autosezione di Manovra di Salerno
Caserta
Faiano 12 agosto 1943
…Stiamo bene e viviamo
con serenità e coraggio. Siamo degne dell’ora attuale, non c’è che dire!
… Noi siamo qui
attaccati come l’ostrica allo scoglio. I militari si succedono e noi
siamo spettatori di eventi. Cominciano a requisire le case. Un
colonnello ha preteso l’istallazione di una radio trasmittente e
ricevente sulla palazzina bianca, un poco più sotto di noi, e due
stanze, sala da bagno, ecc. per sé.
Scavano i civili dei
buoni rifugi nelle rocce che forse saranno opportuni anche per un
eventuale cannoneggiamento dal mare nel caso di sbarco.
Ciao, baci dalla nonna e
da me.
Tenente Giuseppe Giordano
Autosezione di Manovra di
Salerno
Caserta
Faiano, 18 agosto 1943,
ore 20
… Ti scrivo pochi righi
per assicurarti che stiamo bene.
Siamo in attesa del
giornale radio che per l’intera giornata non abbiamo potuto ascoltare
per la mancanza della corrente elettrica a causa di bombardamenti aerei.
Diversi apparecchi americani sono stati colpiti ed abbattuti. Dieci
piloti, lanciatisi col paracadute, nelle nostre adiacenze sono stati
catturati.
Viviamo di ansie.
… La stazione di
Battipaglia, ieri l’altro, è stata centrata e martoriata.
Ora si vedono gli
incendi sulle nostre colline causati dagli apparecchi abbattuti e
incendiatisi.
Fino a quanto andremo
avanti così.
Il Signore compirà lui
il miracolo della salvezza della nostra Patria.
In fretta scrivo e poi
sfolliamo giù …
Baci, zia
SALERNO DEVASTATA:(di
Giordano Gennaro)
Ecco un'altra testimonianza diretta su
quanto accadeva a Salerno (distruzione e furti in una città quasi completamente
abbandonata) prima dell’inizio dell’Operazione “Avalanche”. Da poco tempo
ho trovato tra la vecchia corrispondenza di mio zio questa lettera che mio
nonno Gennaro gli aveva inviato il 3 settembre 1943. E’ l’ultima partita da
Salerno prima che l’Italia veniva divisa in due dallo sbarco anglo-americano del
9 settembre. Leggerla mi ha fatto vivere la sua ansia, le sue tribolazioni, la
sua preoccupazione per il presente incerto e il futuro che non poteva essere
programmato.
Sava di Baronissi, 3
settembre 1943
Carissimi
… Noi qui come al
solito, la mamma sempre con i suoi dolori. Speriamo di superare lo stato
attuale. Io mi ammazzo di lavoro e di preoccupazione. Non si passerebbe
male, ma siamo sempre allarmati per il continuo passaggio di aerei
nemici, come ne sento il rumore ora.
Salerno è malamente
ridotta da far pietà. La zona colpita sino ad oggi arriva vicino al
Municipio vecchio. La Prefettura è stata colpita e i suoi ricoveri sono
stati distrutti. Ci sono stato questa mattina ed è la terza volta dal 21
giugno ad oggi. Cerco di non andarvi e non ci vado più tanta la paura.
Via Diaz, Corso Vittorio
Emanuele, Piazza Ferrovia con i suoi bei palazzi frontali, via Due
Principati non si riconoscono: macerie dappertutto.
Il Duomo è intatto ma le
sue vicinanze sono colpite, come palazzo Rossi sulla rampa dopo la
Chiesa di San Matteo. A Porta Rotese il grande palazzo Fossataro, di
fronte al vecchio Seminario è stato colpito, via Orto agrario piena di
macerie. Vi sono passato a piedi questa mattina, unico mezzo di
locomozione possibile, poiché dappertutto è impraticabile e il transito
sospeso, compreso il percorso Torrione Salerno.
La sola via libera, per
modo di dire, è quella del Torrione perché dovendo far transitare le
migliaia di mezzi tedeschi ogni buca viene subito colmata alla
meglio.
Al Torrione non ci
andavo da 15 giorni fino ad ieri: tutto fa pietà, bombe seminate
dappertutto. Palazzo Farina, dove era la sede del Fascio, è caduto. Così
pure quello dove era il casotto dell’acqua, la casa Florio. La casa dove
era l’abitazione di zio Enrico è stata per metà distrutta da una bomba
caduta davanti al portone. I nostri fabbricati, pur restando in piedi
fanno pietà. La nostra casa di abitazione ha avuto una bomba di grosso
tonnellaggio innanzi alla Madonnina. Tutto per aria, una buca di circa
quattro metri di profondità, larghissima, ha lesionato fortemente la
casa nelle parti vitali che non so quale santo non l’ha fatta cadere.
Degli infissi è inutile parlarne: nessuno è sano.
La zona della Centrale
del latte e dietro, tutto distrutto. Sono in piedi, di fronte al
Torrione, Palazzo Giannattasio sino a quello di Rotondo; la zona di
dietro colpita.
Inutile dirtene di più.
Le bombe sono seminate nei dintorni a breve distanza sino a quasi
vicino al Cimitero.
In vari punti, sui
fabbricati vi è un cartello che fa paura: “bomba inesplosa”.
Per difficoltà di mezzi
e di mano d’opera non mi è riuscito sino ad oggi vuotare i magazzini
(mio nonno era un commerciante all’ingrosso di cereali, semi, foraggi e
concimi per l’agricoltura). Ci sono ancora circa 100 q.li di prodotti
vinicolati che conto portarli qui, malgrado che nessuna Autorità ha
provveduto alla distribuzione ed al ritiro.
I sacchi e tutto ciò che
era di mio l’ho già prelevato, compresi 50 q.li di prodotti vinicolati.
Anche nella casa nostra vi sono mobili, ma quelli più correnti, il resto
tutto qui compresi i libri. Qui ho depositato in varie località alla
meglio.
È caduto anche il
saponificio D’Arcangelo ed il cuoificio Schiavo.
Le difficoltà al
Torrione derivano anche da un posto di blocco presidiato,
ora, soltanto da soldati Tedeschi.
Ci sono sempre in
gran numero macchine tedesche che infestano e rendono pericolose
tutte le strade principalmente via San Severino. Oltrele tante che sono
nei paesi limitrofi: Lancusi, Penta, Fisciano ed in tanti altri posti
dove hanno sistemato le artiglierie.
Qui a Sava, per ora, per
grazia di Dio non ve ne sono.
Negli attacchi aerei
i bossoli cadono anche nelle nostre vicinanze, ma noi ci ripariamo
per benino nel magazzino che ha un magnifico e ben messo solaio in
cemento. Un ottimo paraschegge.
Enrichetta è da sabato
scorso ad Aiello di Castel S. Giorgio presso lo zio Generoso. Anche loro
stanno bene, ma hanno più paura di noi, specie la zia Elvira e la zia
Luisa.
Questa mattina sono
stato alla Banca Commerciale e dalla cassetta di sicurezza ho ritirato
tutti i titoli lì depositati. Non vi ho lasciato nulla per precauzione.
Come staremo qui con
tanta roba non lo so, sarebbe il colmo della sfortuna se dovessimo
muoverci da Sava. Non saprei cosa portare. Tutto sarebbe alla mercè di
furti, come sta accadendo a Salerno ed in altri posti. Le case vengono
scassinate e spogliate inesorabilmente. Al Torrione gli unici magazzini
ancora sani sono i nostri e quelli del Consorzio Agrario. Fortunatamente
il magazzino dove era la macchina è rimasto chiuso, ma inapribile con un
fosso di quattro metri davanti la porta provocato da una bomba,
altrimenti la macchina sarebbe già sparita.
Mi vedo perduto per i
mezzi di trasporto, altrimenti l’avrei portata qui. Vi sto pensando nel
caso ne avrò l’opportunità.
La posta ritarda in modo
impressionante. Arriva qualche lettera del 15/16 agosto.
Di Carlo mancano
notizie….
Affettuosi pensieri a te
da me e dalla mamma
Gennaro Giordano
IL PALAZZO CENTRATO:(di
Ferraiolo Marco)
A Salerno, nei mesi antecedenti lo sbarco, (così come ho
letto e avuto conferma nelle belle note inviate dal sig. Giordano), fu più volte
sottoposta a bombardamenti da parte degli alleati che cercavano di "prepararsi
il terreno" per la imminente offesiva. I bombardamenti non erano "a tappeto" ma
avevano obbiettivi sensibili ben precisi ( porto , ferrovia , ponti , ceserme ,
ecc. ) . mio padre , con la famiglia , abitava al lungomare Trieste al palazzo
dove prima c' era l' autostazione degli autobus della Sita. Il palazzo è un
grosso caseggiato con al centro un ampio cortile con un lucernaio che dava luce
alla sottostante autostazione. Questo caseggiato dista, in linea d' aria, circa
300 metri dalla stazione e 150 dalla linea ferroviaria. Ora durante uno dei
bombardamenti un grosso ordigno centrò proprio il cortile del palazzo sfondando
il lucernaio e finendo nella sottostante autostazione, per miracolo, come
quello di via Rafastia , non esplose e così non provocò danni irreparabili alla
struttura, danni che certamente non erano quelli che il bombardamento si
prefiggeva. Solo a liberazione avvenuta l' ordigno fu rimosso e la zona
bonificata .
PERCHE' IL NOME PONTECAGNANO:
Molta gente non conosce la reale natura del nome del Comune di
Pontecagnano (SA). Molto tempo addietro all'ingresso della cittadina,
esattamente dove ora si trova il ponte che scavalca il fiume Picentino, era
situato il cambio dei cavalli. Ossia i viaggiatori che passavano per quei luoghi
potevano effettuare il cambio del cavallo lasciando il loro, oramai stanco, e
prendendone uno più riposato e nutrito per poter proseguire il viaggio. Molta
gente soleva dire in dialetto "a Ponte càgnano" (i cavalli)
(ovvero al ponte cambiano i cavalli). Da questo naque il nome alla cittadina di
Pontecagnano (ponte-càgnano)