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Quanti avvenimenti, curiosità, aneddoti, e storielle si possono raccontare. Di fatti accaduti in quei giorni ce ne furono tanti. In questa sezione si cerca di raggrupparli in modo che non vadano persi col passare del tempo. Avvenimenti che di sicuro non troveremo mai trascritti sulle pagine di un buon libro, ma che rimarranno sempre un racconto tramandato da generazione in generazione. Qui, si invita il lettore a voler partecipare. Se conosci avvenimenti sconosciuti, simpatici o semplicemente curiosi, che hanno avuto come teatro Salerno, durante il periodo bellico, non esitare a scrivermi, sarò ben lieto di pubblicarli clicca qui  

 

DON CICCIO O' FERROVIERE:(di Papa Antonio)

In quei tempi, sulla città di Salerno, e precisamente sulla linea ferroviaria che da Pontecagnano (SA) procede verso Salerno, un aereo inglese era solito sorvolare la città. Quasi tutti i Salernitani erano al corrente che, tutti i giorni ed alla medesima ora, la città era sorvolata da quell'aereo inglese. Egli venne soprannominato "don Ciccio ò ferroviere" perchè procedeva sempre sulla linea ferroviaria descritta e sempre alla stessa ora. Si racconta che i Salernitani regolassero gli orologi al suo passaggio. Ma "don Ciccio" una sera, del mese di giugno, fece tremare i residenti, infatti al suo passaggio egli sganciò una bomba che distrusse la linea ferroviaria causando la morte di alcuni civili e il ferimento di altri. La fantasia della gente spaziava ipotizzando che il pilota fosse un salernitano venuto a portare i suoi saluti alla città oppure che volesse informare i cittadini di qualche intervento alleato.

 

I FUMOGENI:(di Papa Antonio)

Unitamente agli alleati sbarcarono a Salerno "i nir" (uomini di colore), come li chiamavano i Salernitani. Questi effettuavano i lavori più denigranti o pericolosi, infatti il Sig. PAPA Antonio così ricorda il loro lavoro:

"All'epoca ero un ragazzo di circa 15-16 anni, ricordo che li vedevo passare sulle camionette Americane, le Jeep, diretti verso le zone alte della città. Erano le prime volte che vedevo degli uomini con la pelle così scura, ne rimasi colpito. Questi una volta posizionati in punto strategici della città avevano l'ordine di dare fuoco ai fumogeni, in modo che il loro fumo andasse a coprire tutta la città rendendola "invisibile" dall'alto. Questa operazione veniva effettuata tutti i giorni, non si respirava più, tanto che la popolazione dovette "ingegnarsi" per affrontare questo problema, infatti, per evitare che il fumo entrasse nelle case ponevamo, intorno alle finestre o balconi, del cartone o degli stracci. Era l'unico rimedio per cercare di respirare il meno possibile quel fumo fastidioso".

 

I f.lli PAPA oggi. Da sinistra Mario e Antonio

 

LA LIBERA USCITA:(di De Santis Franco)

Salerno, città ormai in mano agli alleati, la sera diventava luogo di svago e di lunghe passeggiate da parte di questi. Il Sig. DE SANTIS Franco racconta:

"Al quel tempo ero piccolo , ma ricordo molto bene quello che succedeva. I militari volevano divertirsi o semplicemente visitare la città, allora orde di ragazzini prendevano per mano i militari e li conducevano nel centro storico, magari con la promessa di un facile incontro amoroso. Come tutti sanno a quei tempi da mangiare c'era ben poco e succedeva che appena i militari si inoltravano nel budello di stradine la gente arraffava tutto ciò che aveva valore, spogliando letteralmente i militari, ed in molti casi questi facevano rientro ai loro comandi solo con in dosso le mutande. Successivamente a questi episodi il comando alleato adoperò una sorte di confine, che i militari dovevano rispettare, con scritte sui muri adiacenti il centro storico frasi del tipo "OUT OF BOUNDS".

 

 

 

 

 

 

 

Le scritte oggi si possono notare in via S.Michele angolo vicolo S.Giovanni (centro storico)

 

L'ABBIGLIAMENTO:(di Papa Mario)

Prima dello sbarco i Salernitani vestivano con prodotti autarchici, per questo motivo quasi tutte le persone effettuavano degli arrangiamenti sui propri abiti. I sarti incominciarono ad affrontare una grossa mole di lavoro, infatti gli arrangiamenti consistevano nel riadattare abiti dismessi, risvoltando vecchi vestiti. Da questo nacque una nuova moda, cioè quella di portare il taschino della giacca a destra invece che a sinistra. Ma le cose cambiarono con l'arrivo degli americani. Tra i vari furti che la popolazione perpetrava, a scapito degli alleati, vi era quello delle coperte di lana. Il materiale di cui erano fatte era molto spesso e tenevano caldi chi le usava. Si cominciarono a confezionare cappotti e giacche con questo tipo di materiale e quando la Military Police (MP) notava un cappotto confezionato con quel materiale lo stesso veniva requisito.

 

LA FAME ERA TANTA:(di De Santis Franco)

Gli alleati insediatisi nella città, dormivano all'interno del convitto nazionale, e sul piazzale antistante bivaccavano, protetti in parte dai loro camion posizionati a  mo di cerchio.La popolazione era allo stremo e  aveva notato che i militari avevano abbondanti razioni di cibo, scatole di carne, salsicce e pane bianco. Questi camion erano pieni zeppi di cibo, il quale in parte serviva al loro fabbisogno ed in parte lo donavano alla popolazione. Al Sig. DE SANTIS Franco, (noto fotografo del centro storico - foto a lato) all'epoca dei fatti, era un ragazzino, e gli venne proposto di aiutare "i grandi" nel perpetrare il furto di quelle cibarie, distraendo i militari, dando fuoco ad alcune taniche di benzina che erano poco distanti. Il De Santis accettò e all'ora stabilita avvicinò la fiamma alla bocchetta della tanica, ma ahimè, questa fece una gran fiammata colpendo in pieno il giovane Franco. Lo stesso rimase ustionato ad un braccio. I militari, notata la scena, accorsero in suo aiuto cercando di estinguere le fiamme che lo avevano avvolto. Il piano era riuscito ma, al piccolo Franco, non toccò niente del ricco bottino. Un militare americano prese in braccio Franco e lo portò fino a casa. Egli prese così a cuore la salute del ragazzino che tutti i giorni gli andava a fare visita per accertasi delle sue condizioni di salute. Ogni giorno era una vera festa, in casa De Santis, non si era mai visto così tanto cibo e grazie ad un unguento che lo stesso militare somministrava al ragazzino, le ferite si rimarginarono in poco tempo.Il Sig. De Santis ancora oggi gli rimane eternamente grato, ma non gli riesce di ricordare il nome di quel militare che gli salvò la vita.

 

IL PUGILATO:(di De Santis Franco)

Uno degli svaghi preferiti dagli alleati era la boxe. Nei giardini della villa comunale, e precisamente accanto alla fontana che si trova di fronte la scuola barra (vedi foto a lato), venne allestito un ring. Il sabato sera era possibile assistere a svariati incontri. Vi fù un uomo che conseguì diverse vittorie, un certo ACCARDO o ACCARDI (cognome), oggi  purtroppo scomparso. Egli era un ragazzone alto e robusto, un armadio, come lo definivano gli amici. Accardo riuscì a collezionare una serie di vittorie sempre per K.O., e ad ogni incontro invitava a salire sul ring il prossimo sfidante con un "avanti un'altro". Al termine delle gare, se il pubblico non si allontanava subito, gli Americani provvedevano a disperdere la gente con i gas lacrimogeni.

 

 

 

I RASTRELLAMENTI: (di Papa Mario)

All'epoca dei fatti i fratelli Papa lavoravano come barbieri e, per racimolare qualche cosa da mangiare, andavano negli accampamenti Tedeschi facendo barba e capelli ai militari. Questi venivano fatti accomodare sui seggiolini dei cannoni antiaerei. Finito il loro lavoro i Papa venivano ricompensati con del pane nero, sigarette o scatole di carne. I Papa ricordano, inoltre, che i tedeschi, da alleati, si erano sempre comportati in maniera eccellente cercando di evitare qualsiasi screzio con la popolazione del posto. Ma dopo l'armistizio le cose cambiarono di male in peggio. Incominciarono i rastrellamenti, diversi uomini vennero catturati per essere, successivamente, tradotti ai campi di prigionia. I Papa si salvarono con un semplice stratagemma, attuato successivamente da molti altri. Ponevano, tra i muri di cinta dei terreni, delle scale di legno in modo da poterli scavalcare velocemente sfuggendo così alla cattura.

 

SHERMAN DD M4A1 (Duplex Drive):

Si dice che il Gen. Dwight Eisenhower, alcuni mesi dopo lo sbarco, decise di compiere un' esercitazione nel golfo di Salerno. Fece sbarcare lo SHERMAN DD M4A1 (foto a lato).  Questo tipo di carro armato era considerato un'arma segreta da schierare, successivamente, in occasione allo sbarco in Normandia. Purtroppo mentre veniva messo in acqua una sporgenza della nave ne lacerò il gommone, non permettendogli così di galleggiare finendo in fondo al mare. Lo Sherman DD infatti poteva essere utilizzato sia come un normale carro terrestre sia come carro anfibio. Lo stesso era dotato di una sorta di gommone che, estendendosi, ne aumentava il volume ed, in base alla legge di archimede, si assicurava una spinta sufficiente di galleggiamento. Il carro, inoltre, era dotato di due eliche che gli permettevano di muoversi in acqua e le eventuali infiltrazioni erano eliminate da una pompa ad esaurimento.Oggi lo SHERMAN DD (recuperato nel golfo di Salerno) si può ammirare presso il più grande museo di mezzi bellici chiamato "Piana delle Orme", situato a Borgo Faiti in provincia di Latina.                                                                                                                            

 

"MAMMA LUCIA" e "PASSARELLA":

Negli anni successivi alla guerra una figura comparve sul territorio Salernitano: Lucia APICELLA, all'anagrafe Maria Lucia PISAPIA, nata a Cava de' Tirreni (SA) il 18.11.1887 e deceduta il 23.07.1982 alla veneranda età di 95 anni.

Lucia Apicella dedicò la sua vita a raccogliere e seppellire dignitosamente i soldati caduti. Lucia diventò per tutti Mamma Lucia per via del suo intercalare "bell'i mamma" (bello di mamma) e perchè usava chiamare "figl'i mamma" (figlio di mamma) ogni soldato dissotterrato e ricomposto nelle sue mani. Mamma Lucia recuperò più di 800 salme. Tutto cominciò dopo aver visto alcuni ragazzini giocare con un teschio, ella sognò "otto giovani belli soldati" che, con le mani sporche di sangue, le chiedevano di essere restituiti alle loro madri. Allora  Mamma Lucia rispose " non so di dove siete" e loro "siamo di tutte le nazioni".

Inoltre, bisogna ricordare che mamma Lucia è stata aiutata dalla PASSARELLA (Carmela MATONTI PASSARO) nata a Cava de' Tirreni (SA) nel 1899 e deceduta in data 25.08.1990 all'età di 91 anni.

Mamma Lucia e Passarella hanno ricevuto, per il loro lavoro svolto, moltissime onoreficenze.

Il busto di mamma Lucia si trova nella galleria dei personaggi illustri di Cava de' Tirreni (SA), della casa Comunale.

Lucia Apicella (a destra) e Carmela Passaro (Mamma Lucia l'epopea di una madre di Raffaele Senatore)

 

IL MIRACOLO DELL'ANNUNZIATA:

Durante queqli anni la città era sotto il fuoco continuo degli eserciti. Un giorno, esattamente il 20 Settembre del '43 un proiettile d'artiglieria sfondò il finestrone della navata posto sul lato sinistro della chiesa della SS. Annunziata e, miracolosamente senza esplodere, andò a conficcarsi ai piedi della statua in terracotta della Madonna delle Grazie.

 

"MAZZO" DELLA SIGNORA:

A Salerno esiste una località denominata Colle Bellara, detto colle venne soprannominato "MAZZO DELLA SIGNORA" (il termine "mazzo" indica il fondoschiena). I salernitani ne mitigarono la crudezza del nome traducendolo in "masso della signora", ma hanno torto. Dovete sapere che i vecchi contadini di Giovi lo hanno sempre chiamato "mazzo" intravedendo nei due emisferi della collina le morbide curve di una signora distesa. Tutt'oggi questo colle viene chiamato dai Salernitani "Masso della Signora".

 

SALERNO SENZA METALLO:

Un giorno apparvero all'improvviso diversi camion che, per conto del Comune, dovevano smantellare tutto il metallo che la città poteva offrire alla patria. Incominciarono a sparire i monumenti, le inferriate, i cancelli e recinti. Tutte le opere in bronzo ed anche i sedili in ferro. Tutto doveva essere fuso e trasformato in cannoni. Non si risparmiò niente, scomparvero tutti gli ornamenti della villa comunale, il palco ed i leggìi della banda musicale, addirittura la "Vittoria Alata" di piazza della ferrovia e le sbarre della gabbia degli imputati nell'aula della Corte di Assise.

 

SALERNO CAPITALE:

Nei mesi successivi, dal 10 Febbraio al 15 Luglio 1944 Salerno fu Capitale d'Italia. All'inizio del 1944 l'Italia da Monte Cassino in su era ancora occupata dai tedeschi e in questo contesto la città di Salerno fu scelta per ospitare i primi governi del dopoguerra. Questi esecutivi di unità nazionale avvennero in seguito alla cosiddetta "Svolta di Salerno" con cui i comunisti, guidati da Togliatti misero da parte le loro avversità nei confronti della monarchia per costituire - insieme alle altre forze politiche - un governo di liberazione nazionale, che si concretizzò principalmente col Governo Bonomi II.

L'11 Febbraio 1944 si trasferì a Salerno il governo di Pietro Badoglio (Governo Badoglio I), a cui parteciparono due ministri salernitani (Giovanni Cuomo all'educazione nazionale e Raffaele Guariglia agli esteri). Il 27 Aprile 1944 si riunì il primo Consiglio dei Ministri del governo di unità nazionale dopo la caduta di Benito Mussolini e del Fascismo, primo passo verso la restaurazione della democrazia in Italia

Il ministro Cuomo, durante il Governo Badoglio II, ottenne la creazione del "Magistero" di Salerno con sede a Palazzo Pinto nell'antica "Via dei Mercanti". In questa forma si concretizzò la rinascita degli studi universitari a Salerno, dopo che - sciolta la Scuola Medica Salernitana nel periodo napoleonico - anche l'ultimo scampolo di università salernitana era stato abolito dal ministro Francesco De Sanctis subito dopo l'Unità d'Italia.

Ivanoe Bonomi (Governo Bonomi II), divenuto Presidente del consiglio il 18 giugno 1944, sostituì Pietro Badoglio e realizzò con Togliatti la Svolta di Salerno. Il 4 agosto 1944 Roma fu liberata dai Tedeschi ed il governo continuò a riunirsi a Salerno fino a metà agosto 1944, quando si trasferì a Roma. In questi cinque mesi di Salerno capitale, il Re Vittorio Emanuele III alloggiò a Villa Guariglia , una villa gentilizia a Raito , frazione di Vietri sul mare, e partecipò alla vita politica salernitana. Alfonso Menna, che fu sindaco di Salerno negli anni cinquanta, era solito dire che l'idea di costruire il lungomare di Salerno era venuta anche dal Re d'Italia.

 

LE SIGARETTE:(di Papa Mario)

Le sigarette erano un'ottima merce di scambio tra la popolazione e gli eserciti appena sbarcati. Le migliori sigarette erano quelle che avevano gli alleati. Infatti anche i tedeschi, quando allargavano il loro fronte durante le ore notturne  ed incontravano dei civili, chiedevano loro di farsi dare dagli alleati, le  loro sigarette. Tra le varie marche vi erano le "Lucke Strike" e le "Buckingam", queste ultime erano state create apposta per l'esercito Inglese, infatti, non si sa come, ma esse riuscivano a rimanere accese anche se immerse in acqua. Poi vi erano le "Camel", le "Suit Corporal", le "Chesterfield", le "Navy Cut", le "Releigh" e le più piccole sigarette inglesi, le "Woolbeen".

 

L' OSPEDALE MILITARE ALLEATO:(di Ferraiolo Marco)

www.libro-salerno.com                           

"L' On. Carmine De Martino, industriale e personaggio politico molto in vista nella Salerno degli anni a cavallo della guerra ,era uno zio di mio padre e proprietario di numerosi agglomerati industriali che furono, per un motivo o per un altro requisiti e usati dagli alleati per vari scopi. Mio padre, negli anni successivi alla guerra rilevò dallo zio lo stabilimento tabacchicolo, che si trova al borgo Carillia di Altavilla Silentina (Persano -SA-). Questo stabilimento, vista la sua grandezza (oltre 13.000 mq. coperti e 50.000 scoperti) durante le manovre dello sbarco fu requisito dagli alleati il quale vi allestirono un grande ospedale militare."

 

LA MITRAGLIERA TEDESCA:(di Ferraiolo Marco)

Nei giorni successivi allo sbarco gli alleati erano entrati a Salerno ma per vari giorni non riuscirono ad avanzare in direzione nord risalendo la valle dell' Irno per la "strenua resistenza" delle truppe tedesche ivi appostate. Esse erano appostate nella strettoia della valle all' altezza di Cologna (SA) nelle due cave di pietra, (che si trovano su entrambi i versanti dell'autostrada SA-AV). L'artiglieria tedesca continuava senza sosta a sparare verso la strada che saliva da Salerno e gli alleati per non correre il rischio di subire inutili perdite temporeggiavano. Alla fine si venne a scoprire che in effetti le numerose postazioni tedesche erano formate da una sola mitragliera, i tedeschi sparavano incessantemente da una cava, poi sospendevano e spostavano la mitragliera nell' altra ricominciando così a sparare..., così facendo, facevano credere che le postazioni attive erano molte, mentre gli alleati erano bloccati da questo espediente i tedeschi, in ritirata, ebbero più giorni a disposizione per organizzare, una migliore difesa, a Montecassino. Poi un giorno improvvisamente la mitragliera smise di fare fuoco. Nella notte i pochi soldati tedeschi rimasti raggiunsero il grosso delle truppe a Cassino lasciando nella cava di pietra la mitragliera che oramai non serviva più. I militari alleati raggiunsero così le vecchie postazioni abbandonate dall'esercito d'oltralpe in fuga, riuscendo così a scoprire il loro stratagemma.

 

IL SENTIERO DEGLI HAMPSHIRE:(del Dott. Marotta Pietro)

La lapide intitolata "IL SENTIERO DEGLI HAMPSHIRE" si ricollega ad un preciso episodio accaduto nel corso delle operazioni riguardanti lo sbarco a Salerno e che vide come protagonista la compagnia "B" del 5° Battaglione Inglese Hampshire. Questa Compagnia doveva avanzare lungo uno stretto sentiero, che dal centro del Comune di Pontecagnano conduce in località Magazzeno. Mentre procedeva fu sorpresa da un contrattacco tedesco sostenuto da carri armati. La compagnia "B", senza armi anticarro, tentò di opporre resistenza, ma venne letteralmente spazzata via dai carri armati nemici che avanzavano spietatamente e schiacciavano sotto i loro cingoli vivi e morti. Questo sentiero verrà perciò ricordato e conosciuto come il sentiero degli Hampshire.

 

LA CONTRAEREA A TORRIONE:(di De Chiara Michele)

La mia famiglia materna (Giordano), residente a Salerno da sempre, all’epoca della guerra possedeva due palazzine a Torrione, in via Matteo Farro, alle spalle della attuale Farmacia “Grimaldi”, le palazzine vennero abbattute nel 1989. Allora, Torrione era una periferia, c’erano pochissime case e l’accesso alla predetta strada era delimitato da un enorme cancello. Tale cancello, un giorno, venne requisito per scopi bellici per riciclarne il ferro di cui era fatto.Anche la mia famiglia, qualche tempo prima dello sbarco, fu costretta a “sfollare” a Sava di Baronissi, in quanto i bombardamenti su Salerno erano sempre più frequenti. Le due palazzine vennero requisite dal Regio Esercito, ed una compagnia di artiglieria, comandata da un ufficiale nativo di Capri, ne occupò gli appartamenti. Mentre sul terrazzo vennero istallate due mitragliatrici antiaeree, del tipo “Saint Etienne”,  preda bellica della prima guerra mondiale. Ogni volta che le sirene di allarme suonavano, i soldati correvano sul terrazzo pronti a sparare.Non fu mai colpito nessun aereo, tranne che, per sbaglio, un ricognitore italiano.L’aviazione alleata, che veniva a bombardare Salerno, individuò le postazioni, e vi si accanì contro, lanciando diverse bombe le quali distrussero una villetta appena accanto alle palazzine della mia famiglia, mentre un altra bomba scoppiò proprio davanti ad una di esse, causando gravi danni, e lasciando sul suolo un ampio cratere.In quel periodo tre fratelli di mia madre, tutti e tre Ufficiali, furono chiamati alle armi, uno sul fronte Russo un’altro in Africa, che miracolosamente fecero ritorno a casa, ed un altro che, purtroppo, perì in mare. La nave su cui viaggiava quest’ultimo, la M/N “Victoria” se pur scortata, partì dal porto di Taranto per Tunisi, ed in mare aperto venne silurata ed affondata dalla marina britannica, mio zio, fu visto gettarsi in mare insieme ad altri tantissimi naufraghi, in cerca di salvezza, egli esperto nuotatore, scomparve tra i flutti del mare insieme a tante altre giovani vite.

 

LUNEDI' 21 GIUGNO 1943 ore 13,00: (di De Chiara Michele)

In questo giorno la città di Salerno fu sottoposta ad uno dei più pesanti bombardamenti effettuati dall'aviazione alleata, azione che si ripetè anche nella notte tra il 21 e il 22 giugno dello stesso anno. Fino a quella data, Salerno era stata risparmiata dall'aviazione nemica,  in quanto l’obiettivo primario era la città di Napoli. Salerno era stata solo "colpita di striscio”, dalle squadriglie dirette sul capoluogo partenopeo.La città subì gravi danni. La Caserma Cascino (oggi Gen.D' Avossa) la Caserma Umberto I°, (foto a lato), il Pastificio "Scaramella" (adiacente la stessa caserma), e l'Albergo Montestella, sede del comando germanico. Dovete sapere che al cimitero di Salerno, ed esattamente al sacrario militare, ci sono due scalinate, che conducono ad un livello superiore, sulla sommita', sia sul lato destro che sul sinistro, ci sono dei loculi di soldati italiani, di cui molti ignoti, che caddero tutti nella stessa data, 21/6/1943. Sono alcuni dei soldati che perirono durante quel bombardamento. Molte furono le vittime anche tra i civili. I Bombardamenti purtroppo proseguirono anche nei giorni successivi, molte bombe caddero anche su Coperchia,  Cappelle. gravi danni alle Cotoniere di Fratte, alle Officine Soriente, alla centrale del latte a Torrione. Anche la ferrovia venne gravemente danneggiata.La città, da molte settimane ormai, subiva quotidianamente continue incursioni aeree, ed era ormai ridotta a un cumulo di rovine. Anche l'8 Settembre (il giorno dell'armistizio e il giorno precedente allo sbarco alleato) fu colpita dall'ennesimo bombardamento. La gente che non aveva potuto allontanarsi dalla città, bivaccava nelle gallerie, nelle cantine affamata e senza speranza. Alle ore 19,45 dell' 8 Settembre, il Maresciallo Badoglio annunciò all'intera popolazione Italiana l'armistizio, tutti gioirono. Si pensava che finalmente la guerra fosse finita, i salernitani uscirono dai loro rifugi, pieni di speranza, ma la gioia lasciò ben presto spazio alla paura, infatti all'orizzonte comparvero centinaia e centinaia di navi da guerra, ed i salernitani tornarono a nascondersi..

 

Don FELICE VENTURA: (di MdL Nappo Giuseppe)

Nel giorni dei combattimenti si ebbe lo sfollamento della popolazione Salernitana verso l'entroterra cittadino e molti, non sapendo dove andare o non potendo assentarsi per lungo tempo dai loro impegni, lasciavano le loro case ogni pomeriggio per rifugiarsi tra le colline di Giovi e nei paesi adiacenti ad esse. Terminati gli scontri ritornavano, alle loro case, il giorno successivo sperando di trovarle ancora intatte. Naturalmente questo sfollamento "pendolare" non era sopportabile da anziani e malati.

Nei giorni dello sbarco a Salerno non era presente alcuna autorità costituita, statale, fascista, militare che sia. Solo i preti  non si allontanarono dalle loro comunità rispettando la disposizione dell'Arcivescovo Nicola Monterisi. Don Felice Ventura fu un martire in divisa (da prete) e di obbedienza alle disposizioni, non si allontanò neppure presso i suoi familiari nella vicina Ogliara (poteva fare lo sfollato pendolare come tante persone facevano, ma non volle). La stessa sera della morte, invitato a rifugiarsi insieme agli altri in un ricovero di fortuna nei pressi della chiesa, rispose "Se qualche parrocchiano stanotte ha bisogno del prete come fa a trovarmi?". Purtroppo con lui rimasero anche due giovani parrocchiani, Matteo Rufolo e Michele Greco, (Foto a lato) che, per non lasciarlo solo, perirono assieme a lui.
I fedeli impiegarono 3 giorni, sotto l'infuriare della battaglia, per estrarre i loro corpi dalle macerie. Essi vennero sepolti provvisoriamente nel giardino della stessa chiesa (oggi via Achille Napoli)  e solo a fine conflitto furono tumulati nei cimiteri.
Nel dopoguerra fu ferma la volontà dei pastanesi, fino a riuscirci con sacrifici economici e sudore, di ricostruire la chiesa nel vecchio sito, in contrasto con idee diverse che  volevano un suo spostamento lungo la strada statale, prefigurando il futuro svilluppo ad est della città.

Foto in alto da sx Rufolo M., Don Felice V.e Greco M. "Don Felice Ventura" di Riccardo Rampolla  

 

MONTGOMERY ED IL VINO BUONO:(di Gambardella Andrea)

Lo scenario è quello della Piana di Paestum (SA), poco dopo lo sbarco. In quei giorni, pare, che un Generale inglese avesse mandato a chiedere, per tramite di alcuni suoi fidati collaboratori, chi fra i contadini della zona fosse il più bravo a produrre vino.  In breve tempo gli Ufficiali, preposti a tale compito, comunicarono al Comando Generale Britannico, il nome di un certo Domenico Simone, detto "Minico O Tran", perchè di Atrani (SA). Egli faceva il guardiano dei campi. Questi fu raggiunto da alcuni militari che gli intimarono di far recapitare alcune bottiglie al loro Generale, di tutta risposta "Minico" così replicò: "ricitencell a ò ggeneral che si veramente ò vvò, allora adda venì accà!!!" (dite al generale che se vuole davvero berlo deve venire qui!!) Il giorno seguente si sentì bussare alla porta della casa di "Minico", e quando egli andò ad aprire la porta riconobbe in controluce la sagoma di un uomo di bassa statura. Solo in un secondo momento realizzò che quella sagoma apparteneva al Generale Bernard Law Montgomery (foto a lato) in persona. Minico lo fece accomodare in casa e gli offrì da bere. Cosa si dissero non lo sapremo mai, il loro dialogo si è perso sul fondo di quegli ottimi fiaschi di vino.

 

SALERNO=INFERNO:

A Salerno i Militari che vi sbarcarono dovettero affrontare una dura resistenza da parte dell'esercito d'oltralpe. Per questa operazione furono impiegati 100.000 soldati Inglesi e 70.000 Americani. Molti di questi, purtroppo, non fecero mai rientro a casa se non dentro una cassa di legno. Gli alleati che riuscirono a portare a casa la pelle paragonarono lo sbarco di Salerno come una seconda Dunkerque (Francia). Ed è qui che gli alleati coniarono la frase "Dio creò l'Inferno e lo chiamò Salerno!!!"

 

BOMBE SU SALERNO: (di Giordano Gennaro)

Numerose volte l'aviazione nemica ha concentrato, su Salerno, la sua attenzione, di giorno e di notte. Macerie, morte ovunque. All'epoca avevo 18 mesi e risiedevo con mia madre al Torrione in una delle palazzine costruite da mio nonno, Gennaro Giordano. Mio padre, Tenente Autiere, era rientrato da poco dalla spedizione in Russia con l'A.R.M.I.R. (Armata Italiana In Russia) ed era dislocato, col suo reparto, in provincia di Brescia. Con la seguente lettera del 24 Giugno 1943, mia madre lo mette a conoscenza dei tristi avvenimenti del 21Giugno.

                                             Al Tenente Carlo Giordano

                                            228° Autoreparto Misto

                                        Coccaglio (Brescia)

Sava di Baronissi, 24 giugno 1943

Carissimo  Carlo

Certamente avrai già saputo dai bollettini radio che la nostra città di Salerno è stata bombardata lunedì alle ore 13, e nella notte una seconda volta. Meno male che noi, domenica sera, illuminati dalla Madonna di Pompei, ci siamo trasferiti a Sava, frazione di Baronissi.

Tuo padre, lunedì mattina, era ritornato a Salerno, col carrozzino trainato dal cavallo, per risolvere alcune pratiche. Durante il bombardamento si trovava a percorrere, a piedi (dato l’allarme), il tratto di strada che dalla Stazione ferroviaria (Piazza Ferrovia) conduce al Torrione. E’ vivo per miracolo. Proprio lungo quel tratto di strada sono cadute diverse bombe.  E’ stata davvero terribile. Si è trovato, tutto ad un tratto, scaraventato per terra dallo spostamento d’aria delle esplosioni, coperto di terra, pietre, polvere e fumo. E’ riuscito ad alzarsi con grande sforzo. Ha visto che una bomba era caduta al centro della strada ed un’altra sulla casa di Pietro della “Calcedonia”, distruggendola. Questo crollo ha travolto, uccidendole, diverse persone, tra cui alcuni militari. Tuo padre, illeso, si è trovato con diverse decine di morti intorno.

Non ti so dire la paura e il preoccupante pensiero nostro quando la sera non lo vedevamo ritornare a casa. Avevamo sentito le esplosioni dei bombardamenti. Solo sul tardi  lo abbiamo visto rientrare con Enrichetta, Giovanni  e Vittorio, che anche loro erano alle case del Torrione. Erano tutti e quattro più morti che vivi.

Le nostre case sono ancora in piedi, però in alcune parti lesionate. Tutti i vetri sono rotti, i portoni sradicati, le serrature delle porte di ingresso rotte e le porte aperte. La villa di don Pio d’Arcangelo, a sei metri dalla nostra casa, è tutta un cumulo di macerie. Vi sono cadute sopra ben quattro bombe.  Due casermette della Caserma Cascino sono state colpite e rase al suolo, la Caserma Umberto I è stata anch’essa colpita, il pastificio di Scaramella incendiato e tante e tante case distrutte. Anche la casa di Piccina, a Piazza Malta, è stata in parte colpita. Per prendere un poco di biancheria devono salire dai balconi, perché le scale sono crollate.

Stai senza pensieri perché stiamo tutti bene.

Sto cercando di affittare un carretto grande o un autocarro per trasportare i nostri mobili qui a Sava. Speriamo di fare ancora in tempo. I prezzi sono alti: circa tremila lire. Della mia famiglia a Vietri  non ho notizie. So solo che due bombe sono cadute anche a Raito.

Ieri, con tuo padre e Vittorio, siamo andati, di nuovo, a Salerno, alle nostre case. Mentre prendevo i cappotti ed altri vestiti è suonato il preallarme. Con una tremarella addosso, ho caricato velocemente la carrozzina di Gennaro, per prima cosa, con il quadro della Madonna che stava sulla parete dietro la testata del letto e poi con tanta altra roba. Spingendola con energia sono corsa via verso Fratte, mentre tuo padre e Vittorio si attardavano per finire di caricare un carretto con tutto ciò che poteva servirci a Sava.

Sono arrivata a Fratte con il viso stravolto per la corsa effettuata, e solo qui ho cominciato a respirare con un poco più di calma, nell’attesa che gli altri mi raggiungessero.

Per superare la piccola salita dopo Fratte, ho legato con una corda la carrozzina al carretto e mentre dal davanti tuo padre esortava il cavallo ad aumentare gli sforzi, noi, Vittorio ed io, spingevamo il carretto dal di dietro. Il cavallo non ce la faceva per il troppo carico. Lentamente, con tanti sforzi, siamo giunti a Baronissi.

Per la strada vi era una carovana di persone che trasportavano masserizie con ogni mezzo di fortuna. Anche con la sola forza delle braccia. Per avere un’idea della folla, paragonala con quella della  processione di S. Matteo.

Noi stiamo tutti bene, ma si vocifera che dovrà avvenire qualcosa di brutto. Sarebbe stato meglio se fossi partita con te per Coccaglio, perché anche qua non si è più sicuri. Speriamo ed auguriamoci di vederci ancora. Baci dal piccolo.

  Tanti cari bacioni Maria

Di seguito viene proposta la lettera in originale: (per gentile concessione del Sig. Giordano Gennaro)

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ANCORA BOMBE SU SALERNO: (di Giordano Gennaro)

Dopo il bombardamento nemico, su Salerno, del 21 Giugno del 1943, mio padre Carlo Giordano, Tenente Autiere, di stanza col suo autoreparto in provincia di Brescia, ritenendo il Nord Italia più sicuro da parte di attacchi nemici, ha insistito tanto per raggiungerlo, che sia mia madre ed io, lo abbiamo accontentato pur lasciando a malincuore i nostri familiari "accampati" a Sava di Baronissi (SA). Nutrita è stata la corrispondenza, quando arrivava, che ci ha legato alla nostra famiglia ed alla nostra terra. Apprendendo così degli ulteriori nuovi bombardamenti su Salerno e dintorni.

Sava di Baronissi, 22 luglio 1943

Carissimi Carlo, Maria e il piccolo Gennarino

Sino ad ora noi qui stiamo bene. Sicuramente voi state meglio di noi, perché almeno dovete avere la tranquillità di non sentire continuamente l’allarme ed il passaggio continuo di stormi di aerei nemici, che ci hanno tanto impressionato, dopo quelle distruzioni nella nostra città e dintorni.

Dalle Cotoniere di Fratte fino al Torrione sono cadute moltissime bombe, distruggendo case, fabbriche ed uccidendo militari e civili.

Al Torrione, poi, la situazione è molto grave. Diverse case e palazzi sono stati abbattuti. I nostri, nonostante la semina di bombe nei dintorni, sino ad oggi sono ancora in piedi, ma fortemente danneggiati.

           In questo momento stiamo ascoltando un forte attacco su Salerno con numerose esplosioni. Preghiamo il Signore che ce la “mandi buona” e ci liberi da maggiori disastri.

Terribile è stata la visione di distruzione di case, fabbriche e ferrovia che ho avuto  ieri mattina a Salerno dopo un attacco aereo ….                                             

                                               

                                                         Tuo papà  Gennaro Giordano

 

 

  

 

 

 Sava di Baronissi, 1 Agosto 1943

Carissimi  Carlo, Maria e Gennarino

Stiamo fino ad oggi tutti bene. La tua casa è ancora, fortunatamente, nelle stesse condizioni di quando l’ ha lasciata Maria alla sua partenza per Coccaglio. Tutt’intorno sono cadute infinite bombe, ma essa non è stata piu’ colpita.

Andare a Salerno città fa paura per gli allarmi aerei che risuonano continuamente e per le numerose ondate di aerei che sorvolano la città.

Noi andiamo spesso al Torrione, ma verso le 10 (ora degli allarmi e delle incursioni) tutti spariscono.  Sembra una zona abbandonata.

Il Palazzo del Fascio, la sede del IV Gruppo,  è metà crollato. La Centrale del latte, la casa Consiglio – Ferrara e dintorni sono rase al suolo. Delle officine Soriente e dei capannoni d’Aloia è rimasto in piedi solo lo scheletro.

Gli Uffici non funzionano e la corrispondenza non arriva.

Baci a Gennarino, saluti carissimi a te e a Maria

                                                                                                                          Tuo papà  Gennaro Giordano

 

 

 

Sava di Baronissi. 11 agosto 1943, ore 22

 

                                Carissimi Carlo, Maria e il piccolo Gennarino

 

 

Qui a Sava stiamo in salute tutti bene, disagio per la mancanza delle comodità usuali del Torrione, quindi ognuno di noi fa la sua parte di straordinario e di strapazzo.

Vado quasi sempre al Torrione, con un “due ruote” che ho avuto occasione di comprare qui e adattando il solito nostro vecchio cavallo. Ritorno sempre carico di qualche cosa di utilità o di maggiore valore.

Ho fatto anche portare tutti i sacchi di tela vuoti (sono circa 2000) e qualche poco di merce di valore, ma non di pronta vendita. Al Torrione vi è ancora merce e mobili di casa, ma qui non ho dove depositarli, perché non sono riuscito a trovare un locale qualunque tra Baronissi e Sava.

Al Torrione, francamente, fa paura stare. Camminando dal posto dove erano i “caprai” a Calcedonia e sino alle nuove Caserme “Cascino” è tutto un disastro. Non vi sono ricoveri e spesso gli all’armi aerei risuonano dalle 10 di mattina in poi.

Bisogna stare molto in guardia.

Il “Mazzo della Signora”, è sconvolto; bruciato tutto sino alla casa Farina dove abita Domenico Barletta, casa che per metà è caduta.

Le nostre case, per quanto molto danneggiate anche per il secondo attacco aereo del 22 luglio, sono ancora in piedi. Tutto il gruppo fabbricati Farina è ancora intatto ad eccezione del palazzo nuovo  dove era il IV Gruppo Rionale in parte è caduto. Dove abitava zio Raffaele Postiglione, le case Consiglio – Ferrara e molte altre nei dintorni sono abbattute, compreso parte della Centrale del latte.

Immagina tu il resto !

Ho fatto accomodare, dopo il primo bombardamento,  i tetti delle nostre palazzine, ma è stato una cosa inutile: ho perso tempo  e soldi. Ora sono di nuovo sconvolti dalle numerose bombe cadute nelle vicinanze.

Per ora a Vietri nulla di nuovo ! Non so come sia nata tanta paura.

Sxperiamo tutti il piccolo Gennarino sempre benone e crescente.

Peppino ora è vicino a Caserta con la moglie.

La mamma invia saluti affettuosi, abbracci e baci e così tutti di famiglia. Da parte mia baci a Gennarino ed a voi affettuosamente, aspettando sempre vostre notizie,

                                                                                                                          

                                                                                                                          papà Gennaro Giordano

 

 

 

E dopo i danni ingenti dei bombardamenti, la "beffa" della requisizione di un appartamento da parte del Town Mayor inglese.

 

 

 

BOMBARDIERI ABBATTUTI: (di Giordano Gennaro)

 

Qualche giorno fa leggevo della vecchia corrispondenza inviata a mio zio Giuseppe quando, rientrato dall’Africa Settentrionale per grave lutto di famiglia per la scomparsa in mare del fratello Giulio, era stato destinato all’Autosezione di Manovra di Salerno, trasferita in quel periodo nei pressi di Caserta. Qui era stato raggiunto dalla moglie ed erano i familiari di lei che scrivevano da Faiano per metterli al corrente di quanto stava loro succedendo  nell’agosto del 1943.

 

                                       Tenente Giuseppe Giordano

                                       Autosezione di Manovra di Salerno

                                Caserta

 

Faiano 12 agosto 1943

 

…Stiamo bene e viviamo con serenità e coraggio. Siamo degne dell’ora attuale, non c’è che dire!

… Noi siamo qui attaccati come l’ostrica allo scoglio.  I militari si succedono e noi siamo spettatori di eventi. Cominciano a requisire le case. Un colonnello ha preteso l’istallazione di una radio trasmittente e ricevente sulla palazzina bianca, un poco più sotto di noi, e due stanze, sala da bagno, ecc. per sé.

Scavano i civili dei buoni rifugi nelle rocce che forse saranno opportuni anche per un eventuale cannoneggiamento dal mare nel caso di sbarco.

Ciao, baci dalla nonna e da me.

 

 

 

                                       Tenente Giuseppe Giordano

                                         Autosezione di Manovra di Salerno

                                Caserta 

 

Faiano, 18 agosto 1943, ore 20

 

… Ti scrivo pochi righi per assicurarti che stiamo bene.

Siamo in attesa del giornale radio che per l’intera giornata non abbiamo potuto ascoltare per la mancanza della corrente elettrica a causa di bombardamenti aerei. Diversi apparecchi americani sono stati colpiti ed abbattuti. Dieci  piloti, lanciatisi col paracadute, nelle nostre adiacenze sono stati catturati.

Viviamo di ansie.

… La stazione di Battipaglia, ieri l’altro, è stata centrata  e martoriata.

Ora si vedono gli incendi sulle nostre colline causati dagli apparecchi abbattuti e incendiatisi.

Fino a quanto andremo avanti così.

Il Signore compirà lui il miracolo della salvezza della nostra Patria.

In fretta scrivo e poi sfolliamo giù …

Baci, zia

 

 

SALERNO DEVASTATA:(di Giordano Gennaro)

Ecco un'altra testimonianza diretta su quanto accadeva a Salerno (distruzione e furti in una città quasi completamente abbandonata) prima dell’inizio dell’Operazione “Avalanche”. Da poco tempo ho trovato  tra la vecchia corrispondenza di mio zio questa lettera che mio nonno Gennaro gli aveva inviato il 3 settembre 1943. E’ l’ultima  partita da Salerno prima che l’Italia veniva divisa in due dallo sbarco anglo-americano del 9 settembre. Leggerla mi ha fatto vivere la sua ansia, le sue tribolazioni, la sua preoccupazione per il presente incerto e il futuro che non poteva essere programmato.

Sava di Baronissi, 3 settembre 1943

 

Carissimi

… Noi qui come al solito, la mamma sempre con i suoi dolori. Speriamo di superare lo stato attuale. Io mi ammazzo di lavoro e di preoccupazione. Non si passerebbe male, ma siamo sempre allarmati per il continuo passaggio di aerei nemici, come ne sento il rumore ora.

Salerno è malamente ridotta da far pietà. La zona colpita sino ad oggi arriva vicino al Municipio vecchio. La Prefettura è stata colpita e i suoi ricoveri sono stati distrutti. Ci sono stato questa mattina ed è la terza volta dal 21 giugno ad oggi. Cerco di non andarvi e non ci vado più tanta la paura.

Via Diaz, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Ferrovia con i suoi bei palazzi frontali, via Due Principati non si riconoscono: macerie dappertutto.

Il Duomo è intatto ma le sue vicinanze sono colpite, come palazzo Rossi sulla rampa dopo la Chiesa di San Matteo. A Porta Rotese il grande palazzo Fossataro, di fronte al vecchio Seminario è stato colpito, via Orto agrario piena di macerie. Vi sono passato a piedi questa mattina, unico mezzo di locomozione possibile, poiché dappertutto è impraticabile e il transito sospeso, compreso il percorso Torrione Salerno.

La sola via libera, per modo di dire, è quella del Torrione perché dovendo far transitare le migliaia di mezzi tedeschi ogni buca viene subito colmata alla meglio.

Al Torrione non ci andavo da 15 giorni fino ad ieri: tutto fa pietà, bombe seminate dappertutto. Palazzo Farina, dove era la sede del Fascio, è caduto. Così pure quello dove era il casotto dell’acqua, la casa Florio. La casa dove era l’abitazione di zio Enrico è stata per metà distrutta da una bomba caduta davanti al portone. I nostri fabbricati, pur restando in piedi fanno pietà. La nostra casa di abitazione ha avuto una bomba di grosso tonnellaggio innanzi alla Madonnina. Tutto per aria, una buca di circa quattro metri di profondità, larghissima, ha lesionato fortemente la casa nelle parti vitali che non so quale santo non l’ha fatta cadere. Degli infissi è inutile parlarne: nessuno è sano.

La zona della Centrale del latte e dietro, tutto distrutto. Sono in piedi, di fronte al Torrione, Palazzo Giannattasio sino a quello di Rotondo; la zona di dietro colpita.

 Inutile dirtene di più. Le bombe sono seminate nei dintorni a breve distanza  sino a quasi vicino al Cimitero.

In vari punti, sui fabbricati vi è un cartello che fa paura: “bomba inesplosa”.

Per difficoltà di mezzi e di mano d’opera non mi è riuscito sino ad oggi vuotare i magazzini (mio nonno era un commerciante all’ingrosso di cereali, semi, foraggi e concimi per l’agricoltura). Ci sono ancora circa 100 q.li di prodotti vinicolati che conto portarli qui, malgrado che nessuna Autorità ha provveduto alla distribuzione ed al ritiro.

I sacchi e tutto ciò che era di mio l’ho già prelevato, compresi 50 q.li di prodotti vinicolati. Anche nella casa nostra vi sono mobili, ma quelli più correnti, il resto tutto qui compresi i libri. Qui ho depositato in varie località alla meglio.

È caduto anche il saponificio D’Arcangelo ed il cuoificio Schiavo.

 

Le difficoltà al Torrione derivano anche da un posto di blocco presidiato, ora, soltanto da soldati Tedeschi.

Ci sono sempre in gran numero macchine tedesche che infestano e rendono pericolose tutte le strade principalmente via San Severino. Oltrele tante che  sono nei paesi limitrofi: Lancusi, Penta, Fisciano ed in tanti altri posti dove hanno sistemato le artiglierie.

Qui a Sava, per ora, per grazia di Dio non ve ne sono.

Negli attacchi aerei i bossoli cadono anche nelle nostre vicinanze, ma noi ci ripariamo per benino nel magazzino che ha un magnifico e ben messo solaio in cemento. Un ottimo paraschegge.

Enrichetta è da sabato scorso ad Aiello di Castel S. Giorgio presso lo zio Generoso. Anche loro stanno bene, ma hanno più paura di noi, specie la zia Elvira e la zia Luisa.

Questa mattina sono stato alla Banca Commerciale e dalla cassetta di sicurezza ho ritirato tutti i titoli lì depositati. Non vi ho lasciato nulla per precauzione.

Come staremo qui con tanta roba non lo so, sarebbe il colmo della sfortuna se dovessimo muoverci da Sava. Non saprei cosa portare. Tutto sarebbe alla mercè di furti, come sta accadendo a Salerno ed in altri posti. Le case vengono scassinate e spogliate inesorabilmente. Al Torrione gli unici magazzini ancora sani sono i nostri e quelli del Consorzio Agrario. Fortunatamente il magazzino dove era la macchina è rimasto chiuso, ma inapribile con un fosso di quattro metri davanti la porta provocato da una bomba, altrimenti la macchina sarebbe già sparita.

Mi vedo perduto per i mezzi di trasporto, altrimenti l’avrei portata qui. Vi sto pensando nel caso ne avrò l’opportunità.

La posta ritarda in modo impressionante. Arriva qualche lettera del 15/16 agosto.

Di Carlo mancano notizie….

Affettuosi pensieri a te da me e dalla mamma

                                                                                                                                                               Gennaro Giordano

 

 

 

IL PALAZZO CENTRATO:(di Ferraiolo Marco)

A Salerno, nei mesi antecedenti lo sbarco, (così come ho letto e avuto conferma nelle belle note inviate dal sig. Giordano), fu più volte sottoposta a bombardamenti da parte degli alleati che cercavano di "prepararsi il terreno" per la imminente offesiva. I bombardamenti non erano "a tappeto" ma avevano obbiettivi sensibili ben precisi ( porto , ferrovia , ponti , ceserme , ecc. ) . mio padre , con la famiglia , abitava al lungomare Trieste al palazzo dove prima c' era l' autostazione degli autobus della Sita. Il palazzo è un grosso caseggiato con al centro un ampio cortile con un lucernaio che dava luce alla sottostante autostazione. Questo caseggiato dista, in linea d' aria, circa 300 metri dalla stazione e 150 dalla linea ferroviaria. Ora durante uno dei bombardamenti un grosso ordigno centrò proprio il cortile del palazzo sfondando il lucernaio e finendo nella sottostante autostazione,  per miracolo, come quello di via Rafastia , non esplose e così non provocò danni irreparabili alla struttura, danni che certamente non erano quelli che il bombardamento si prefiggeva. Solo a liberazione avvenuta l' ordigno fu rimosso e la zona bonificata .

 

PERCHE' IL NOME PONTECAGNANO:

Molta gente non conosce la reale natura del nome del Comune di Pontecagnano (SA). Molto tempo addietro all'ingresso della cittadina, esattamente dove ora si trova il ponte che scavalca il fiume Picentino, era situato il cambio dei cavalli. Ossia i viaggiatori che passavano per quei luoghi potevano effettuare il cambio del cavallo lasciando il loro, oramai stanco, e prendendone uno più riposato e nutrito per poter proseguire il viaggio. Molta gente soleva dire in dialetto "a Ponte càgnano" (i cavalli) (ovvero al ponte cambiano i cavalli). Da questo naque il nome alla cittadina di Pontecagnano (ponte-càgnano)