- La 26 Pz. Div. nel centro nord Italia a cura di Federico Lepore
Superato il fiume Volturno la 26 Panzer Division risalì verso l'Alto Molise e gli Abruzzi. Ai primi giorni di novembre l'unità, forte di 12.400 uomini e di centinaia e centinaia tra carri armati, veicoli blindati ed altri mezzi di trasporto, raggiunse Isernia ritirandosi poi sulla "Linea Barbara" tra i monti Cervaro e Rossa.

Colonna di carri tedeschi
Iniziò a questo punto l'impiego della divisione come "Feuerwehr" ovvero come "pompiere del fronte" che accorreva dove scoppiava un "incendio".
Dal 20 novembre la divisione si spostò lungo la linea del fiume Sangro per opporsi agli attacchi della 8°Army sulla costa adriatica. Numerosi furono i combattimenti nella quale fu coinvolta ( Orsogna, Ortona, Guardiagrele. L'inizio del 1944 vide la 26.Panzer-Division trincerata sul fronte adriatico ma, alla notizia dello sbarco alleato avvenuto il 22 gennaio ad Anzio e Nettuno, ebbe l'ordine di muoversi subito per raggiungere l'area dei combattimenti ai quali partecipò fino al 14 marzo quando venne ritirata sui colli Albani per essere rinforzata e costituire una riserva dell'"Heersgruppe C".
Nei primi di maggio la divisione venne nuovamente impiegata per rallentare l'avanzata di francesi, canadesi e sudafricani con i quali sostenne numerosi scontri. Passata sotto il comando del I.Fallschirmkorps nel giugno 1944, l'unita' fu raggruppata ad Orvieto continuando a combattere in azioni di retroguardia. Proseguendo nella ritirata generale delle truppe tedesche la divisione combattè in Toscana, toccando Siena e Volterra. Da qui si spostò v erso la costa tirrenica transitando da Lari, Pontedera, Ponsacco e Fucecchio.
Qui alcuni membri della 26.Panzer-Division Aufklärungs-Abteilung si resero responsabili dell'eccidio nel padule di Fucecchio, che causò la morte di 162 civili, come ritorsione per un attacco partigiano. Nel dopoguerra un tribunale italiano condannò, per questo crimine, il comandante divisionale Eduard Crasemann e il comandante di battaglione Josef Strauch.
- I combattimenti lunga la Linea Gotica e la resa.

Cartina della Linea Gotica
A partire dal 25 agosto la divisione venne sganciata dai combattimenti, raggruppata nei dintorni di Monsummano e destinata a difendere la parte orientale della Linea Gotica.

Soldati alleati lunga la Linea Gotica
La divisione difese la strada adriatica ritirandosi gradatamente verso nord dove venne impiegata nella difesa di Ravenna, caduta in mano alleata il 4 dicembre.
Pur ridotta a un migliaio di combattenti, fra i quali alcuni ragazzi di 17 anni addestrati per due soli mesi in Germania, quando il nemico superò la via Emilia in direzione di Faenza, i carri e i fanti tedeschi lottarono casa per casa lasciando la città solo il 17. Nel febbraio del 1945 la divisione si trovava dispersa tra la zona a sud-est di Bologna e Ferrara. Ricostituita con reparti e mezzi provenienti da altre unità disciolte, la 26.Pz. Div. costituiva al momento l'elemento tedesco più forte in Italia con i suoi 13.500 uomini e alcune centinaia di carri. Il 9 aprile iniziò l'offensiva finale alleata con tremendi bombardamenti. Seguendo il piano predisposto nel marzo, la 26.Panzer-Division arretrò sulla linea del fiume Santerno e sotto Imola. A questo punto gli avvenimenti si succedettero rapidamente: i reparti corazzati tedeschi vennero decimati dai bombardamenti, diretti anche a singoli soldati, Bologna cadde in mano alleata il 21 aprile e gli scarni resti della divisione passarono il Po a Polesella su zatteroni e barche dirigendosi verso Abano Terme.
Le perdite erano state altissime e molti uomini erano stati catturati.

Nonostante questo, alcuni reparti della 26.PD continuarono a combattere aprendosi la strada verso il Brennero con le armi. Il 30 aprile la notizia della resa delle truppe tedesche in Italia raggiunse il grosso dell'unità nei pressi di Trento e Bolzano. Il personale venne riunito nel "Gruppe 26" e internato a Ghedi per essere poi trasferito nei campi di prigionia in Italia centrale e in Egitto; alla fine di settembre iniziò il rimpatrio in Germania del personale non trattenuto in attesa di giudizio perchè sospettato di crimini di guerra.